Saviano, i garantisti e quelle metafore sbagliate

Guido Vitiello

Il problema del garantismo in Italia non è l'esser stato "una storia di puttane". E' il non esserlo stato abbastanza

Si considerino, non con il metro della pubblica morale o dell’utilità, ma per così dire sub specie aeternitatis, i due termini di un’antitesi convenzionale, la madre di famiglia e la puttana. La prima è ministra di un culto esclusivo e avaro, di un piccolo clan domestico, di un desco elitario dove l’amore è spartito a pranzo e a cena con liberale parsimonia fra i pochi ospiti che sono lì per privilegio genetico, riservando a chi resta fuori le briciole o il disprezzo: “Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità”, questi erano i capi d’accusa della famosa requisitoria di André Gide contro le famiglie, in “Les Nourritures terrestres”. La seconda, la puttana, ha invece attributi quasi divini, e a stenderne l’arringa sarà per noi Charles Baudelaire: “L’essere più prostituito è l’essere per eccellenza, è Dio, perché è l’amico supremo di ogni individuo, perché è il serbatoio comune, inesauribile dell’amore” (“Mon coeur mis à nu”). La prostituta non si nega a nessuno, neppure agli assassini, neppure ai ladri, neppure alle prostitute, non chiede che esibiscano credenziali, non conosce ragioni di consanguineità, di interessenza o di fratrìa. Le sue attenzioni sono rivolte con uguale dedizione al ricco e al povero, al colletto bianco e all’uomo nero, al potente e all’impotente, all’ereditiere e al diseredato. Tutto questo per dire, caro Saviano, che il problema del garantismo nell’Italia degli ultimi venticinque anni non è l’esser stato, come tu scrivi, una “storia di puttane”. E’ il non esserlo stato abbastanza.

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