La cultura politica del grillismo si fonda sul sentito dire

Guido Vitiello

Davide Casaleggio in un'intervista al Corriere ha paragonato a Shylock, l'usuraio ebreo del Mercante di Venezia, i paesi europei più tirchi. Ma da chi l'ha sentito dire? Da Shakespeare, o da Elio Lannutti?

Dice il sottosegretario grillino Stefano Buffagni che le banche si comportano come Shylock, l’usuraio ebreo del “Mercante di Venezia”, lucrando avidamente sugli interessi. Lo dice, ma dov’è che l’ha sentito dire? Ha letto Shakespeare? La fonte più probabile del passaparola è Davide Casaleggio, che in una intervista al Corriere della Sera ha paragonato a Shylock i paesi europei più tirchi. E Casaleggio, a sua volta, da chi l’ha sentito dire? Da Shakespeare, almeno lui? O dal senatore Elio Lannutti, quello del tweet dei Savi di Sion? La domanda è cruciale, perché sul sentito dire si fonda tutta la cultura politica del grillismo, fin dagli albori. In un lungimirante pamphlet del 2013, “Clic!”, Alessandro Dal Lago esaminò i testi dei padri fondatori del Movimento, in particolare i dialoghi stralunati tra Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio – i Bouvard e Pécuchet del totalitarismo involontario e pasticcione. Quei libri erano una collazione di idee di seconda mano, citazioni farlocche o interpolate pescate a strascico dalla rete, aforismi stentorei. Il risultato era un rappezzato arlecchino ideologico a rombi di tutti i colori, specie rossi e neri. L’erede dinastico ha appreso bene quell’arte, che è la salvezza degli studenti scarsi, e procede imperterrito copiando-e-incollando idee, frasi e immagini che lo colpiscono. E’ un criptonazista? Non sembra. E neppure Buffagni. E chissà, forse neppure Lannutti. Oppure lo sono tutti e tre, ma per sentito dire. A Norimberga si scagionerebbero così: “Stavo solo retweettando degli ordini”.