La Scuola di Eufemistica fascista

Guido Vitiello

Il Corriere ha presentato una collana sul ventennio scegliendo le parole con cura, per non indispettire nessuno

Con una fotografia del Duce che sfoggia un sorriso sornione dal balcone di Piazza Venezia, il Corriere della Sera presenta: “Il ventennio che ha cambiato l’Italia”. Dal 24 aprile (quasi 25), in edicola una collana “per conoscere e capire il fascismo”, dalla “presa del potere” di Benito Mussolini agli “esiti” della Seconda guerra mondiale: “Pagine avvincenti che ripercorrono origini e sviluppo di un fenomeno politico cruciale per la storia del nostro paese, tuttora al centro di polemiche e discussioni”. I lettori potranno così “riflettere sulla vulnerabilità della libertà umana e della democrazia”. Ha fatto notare Gad Lerner che ogni parola è scelta con cura per non indispettire nessuno, men che mai i nostalgici, e si è chiesto: “Il marketing sconsiglia di apparire antifascisti per non dividere il pubblico?”. Immagino che la redazione dell’annuncio si sia svolta più o meno come quella scena di “Sbatti il mostro in prima pagina” di Bellocchio in cui Gian Maria Volonté, direttore di un quotidiano benpensante, improvvisa una lezione di giornalismo smontando parola per parola il titolo di un giovane cronista: “Disperato gesto di un disoccupato. Si brucia vivo padre di cinque figli”. Il direttore consiglia di attenuare il disperato in drammatico, il disoccupato (essendo calabrese) diventa semplicemente un immigrato, e così via. Se al Corriere avessero deciso di dare una levigatina ulteriore, probabilmente avremmo letto l’annuncio di “una collana di saggi mozzafiato su un ventennio sopra le righe che tuttora divide il pubblico e la critica”. E’ la Scuola di Eufemistica Fascista.

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