C'è sempre un virus più virile che ti evira

Guido Vitiello

Trump sembrava il perfetto trickster: imbroglione, provocatore, maestro di eccessi sessuali. Poi però ne è arrivato uno migliore di lui: il Covid

Burlone, mistificatore, bugiardo, imbroglione, gaffeur, provocatore di disastri, violatore di tabù, maestro di eccessi sessuali, attraversatore di confini sociali e civili ritenuti invalicabili: sono tutti attributi del trickster, figura della mitologia amerindia dal fallo gigante diventata popolare da quando Jung l’ha infilata nel suo mazzo di archetipi. Non stupisce che la stampa americana l’abbia evocata mille volte per Donald Trump. Spesso però si sorvola sull’altra metà dell’archetipo: il trickster è furbo e fesso insieme, e diventa bersaglio dei tiri mancini che lancia. Nei mesi dell’emergenza sanitaria, la clownerie di Trump e degli altri capi mattacchioni del nuovo corso, da Johnson a Bolsonaro a Salvini, ha superato il livello di guardia. Bufale, complotti, cure miracolose, proclami schizofrenici: non ci hanno risparmiato nulla. Come ha scritto Peter Wehner sull’Atlantic, nelle ultime settimane Trump è diventato la caricatura di se stesso, indistinguibile dalla parodia che ne fa Alec Baldwin. Dunque non fa più nemmeno ridere. Forse perché quando il gioco si fa serio gli elettori vogliono che i seri comincino a giocare? Sarebbe consolante pensarlo, ma temo che le cose stiano diversamente. I nostri buffoni itifallici ci appaiono di colpo come caricature impotenti perché è entrato in scena un trickster infinitamente più astuto, imprevedibile, proteiforme e irrispettoso di loro, più bravo a spargere il caos, più pazzo della pazza politica populista. Si chiama Covid-19, ed è lui a tirare i fili della storia. C’è sempre un virus più virile che ti evira.

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