C'è chi considera il buonismo la vera peste

Guido Vitiello

Quando una malattia sfugge al controllo e minaccia di infettare il mondo intero, vorremmo trovare il modo di richiudere il vaso di Pandora. Tutto sta ad accordarsi su quale sia la malattia

Quando una malattia sfugge al controllo e minaccia di infettare il mondo intero, vorremmo trovare il modo di richiudere il vaso di Pandora. Certo, tutto sta ad accordarsi su quale sia la malattia e, soprattutto, quale il vaso da cui è sgattaiolata. Un laboratorio cinese, come insinuano i mestatori? Non proprio. La questione si comprende meglio se messa in una prospettiva di lungo periodo. A metà dell’Ottocento, lo storico Thomas Carlyle visitò le cosiddette “prigioni modello” di Londra, ispirate ai nuovi criteri che privilegiavano il trattamento umano dei criminali, la loro riforma morale e la cura della loro salute. Ne uscì tutto rigonfio di indignazione virtuosa, e nel marzo del 1850 pubblicò “Model prisons”, un saggio saettante sarcasmi all’indirizzo del filantropo John Howard, il grande ispiratore del nuovo corso carcerario, che aveva dedicato molti dei suoi sforzi a ridurre la diffusione delle malattie contagiose nelle prigioni. “Howard ha contenuto il tifo; ma mi sembra che sia stato la causa innocente di una febbre molto più pericolosa, che ora infuria: quella che potremmo chiamare la febbre della benevolenza. Howard dev’essere visto come la sfortunata sorgente di quella marea oceanica, tumultuosa e schiumosa, di sentimentalismo benevolo, di ‘abolizione della punizione’ [...] e di una morbosa compassione generalizzata, invece dell’odio vigoroso, per i furfanti”. Dove si vede bene che il trattamento civile dei detenuti è all’origine di quel virus devastante chiamato buonismo, la peste nera dei nostri sovranisti. Ecco perché vogliono chiudere il vaso di Pandora e buttare la chiave.

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