Cosa vuol fare da grande la Meloni?

Guido Vitiello

Più che chiederci se voglia correre dietro a Salvini o alla chimerica destra repubblicana, dovremmo capire quale corpaccione si trascina alle spalle

Giorgia Meloni non basta: vogliamo i colonnelli! Ehi, che ti è successo? Hai stappato un Almirante d’annata del 1970, con sentori ellenici, e te lo sei scolato tutto? O i militari al pascolo ti hanno dato alla testa? Niente di tutto questo, amici, la cosa è più semplice. Ci si torna a domandare, con l’occasione del virus, cosa voglia fare da grande Giorgia Meloni, se correre dietro al vaudeville salviniano o alla chimerica ma benemerita destra repubblicana. Più che chiederci cos’abbia in testa, però, dovremmo capire quale corpaccione si trascina alle spalle. C’è, purtroppo, il precedente del generale trompe-l’oeil Gianfranco Fini. Lui procedeva saggiamente per strappi, svolte e revisioni, ma bastava un’occhiata alle seconde file per trovare gli Storace, gli Alemanno, i Gasparri, le Mussolini, che tutto questo maldigerivano e che alla prima occasione son tornati all’estremismo cialtrone. Ebbene, mettiamo pure che la Meloni voglia finirla con i grappini a Juncker l’ubriacone e gli insulti antisemiti a Soros l’usuraio: ha dei colonnelli pronti a seguirla? E quanto ai maître à penser, si sbarazzerà finalmente degli strilli buffoneschi di Mario Giordano? Ora, non mi sognerei mai di criticarne la voce per fatto personale, ma guardiamo alla storia dello spettacolo patriottico: quando si trattò di fare l’Italia, il letterato e librettista Salfi propose di ritirare dalle scene i castrati, troppo legati al melodramma barocco, e di “sostituire in loro vece degli oggetti degni di un popolo, che si voglia rendere veramente repubblicano”. Vogliamo i tenori!