Fa più disastri il virus dei tecnici che la pandemia

Maurizio Crippa

Altrove hanno Bill Gates. Noi un monstrum che produce solo burocrazia

Si porta molto Bill Gates che avvisò della pandemia cinque anni fa. Un bravo tecnico informatico, lui. A metà del guado della Fase 2 come siamo messi a tecnici, da noi? L’Italia ha scoperto, come sempre il mattino dopo, che la scelta di apricchiare è frutto di un documento in 92 scenari (con 90 si poteva giocare alla Smorfia napoletana) del Comitato tecnico scientifico, un monstrum composto da venti persone, per metà burocrati di ministero, che comanda al posto di Giuseppi. Ma che per elaborare la Smorfia si è comunque rivolto a un centro studi di Trento. C’è il Commissario all’emergenza Arcuri, che ancora sta alle prese col prezzo delle mascherine. Dell’esperto in libera uscita dall’Oms si è già scritto altrove. Poi c’è il commercialista che legge i numeri alle 18 e non si è ben capito chi abbia civilmente protetto nell’emergenza, vista la mattanza di medici senza Dpi e vecchietti in trappola. Poi una pletora di task force di ogni ordine grado, centinaia di espertoni, e boh. Al gradino più alto, c’è l’Istituto Superiore di Sanità che non aveva pronto nessun piano pandemico, cosicché la prima circolare sensata del ministero agli ospedali è arrivata a paziente 1 bello e infettato. In Gran Bretagna, per dire, hanno BoJo: ma hanno anche l’Imperial College. A far rumore di fondo c’è il circo mediatico-virologico: una sparata al giorno non toglie il virus di torno. Da ultima è arrivata la task force ripartenza guidata da remoto dal super tecnico dei telefonini, ma pare non tocchi palla. Ecco, quando si dice dei pieni poteri: la politica ne avrebbe bisogno uno solo, eradicare il virus dei tecnici.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"