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L'intelligenza impavida di Felicia Impastato

E' stata una protagonista intrepida della resistenza al disegno vile e infame di far passare il sequestro, la tortura e l’assassinio mafioso di Peppino Impastato per un “incidente sul lavoro. La Rai le dedica un film

19 Maggio 2020 alle 06:00

L'intelligenza impavida di Felicia Impastato

Venerdì 22 maggio Rai 1, in prima serata, alle 21,20, trasmetterà il film dedicato a “Felicia Impastato”. Felicia è stata una protagonista intrepida della resistenza al disegno vile e davvero infame di far passare il sequestro, la tortura e l’assassinio mafioso di Peppino Impastato per un “incidente sul lavoro”: il suo cadavere fu trasportato sui binari ferroviari e fatto esplodere, a simulare un attentato. Era il 9 maggio 1978, lo stesso giorno dell’uccisione di Aldo Moro. Pochi ebbero la voglia e il coraggio di denunciare gli autori mafiosi e i complici: nei giornali e in tv, nelle forze dell’ordine, nella magistratura. Fra quei pochi – suo fratello Giovanni, i compagni di Cinisi, i militanti che avevano conosciuto l’impegno civile audace, beffardo e romantico di Peppino, la sfida a Tano Seduto, il boss Gaetano Badalamenti – sua madre Felicia ebbe una intelligenza impavida, capace di mettere in soggezione i campioni della prepotenza e della brutalità di cui era circondata, fin nella parentela più stretta. Felicia Bartolotta Impastato è morta nel 2004. Aveva avuto il tempo, soltanto nel 2002, di vedere condannato Badalamenti anche per l’omicidio di Peppino. Nel film del 2006, diretto da Gianfranco Albano, Felicia è interpretata da Lunetta Savino. La Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato” scrive che il film sarà “un’occasione per restare uniti, fare rete attorno alla storia di Peppino e della sua coraggiosa mamma Felicia, riflettere sul tema della lotta alla mafia proprio alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci dove persero la vita il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro”.

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