Le quattro parole di Marta Cartabia

Adriano Sofri

La presidente della Corte Costituzionale ha detto che attraverso questa emergenza sta riscoprendo solidarietà, mancanza, creatività ed essenzialità

“Quello appena concluso è stato l’anno della grande apertura della Corte costituzionale alla società civile e alla dimensione internazionale”. Così scrive la Presidente della Corte, Marta Cartabia, nella sintesi sull’attività nel 2019. Vi si ricorda, nella cornice del “Viaggio in Italia” della Corte, anche l’iniziativa preziosa della “Corte Costituzionale nelle carceri”. Qualche tempo fa, prima di ammalarsi, la signora era stata ospite della trasmissione di Giovanni Floris e l’aveva a sua volta ospitato e guidato attraverso il Palazzo della Consulta. Il suo proposito era di far conoscere ai cittadini il luogo, l’attività che vi si svolge, e i compiti che spettano alla Corte. Immagino che, come me, gli spettatori abbiano guardato almeno con altrettanta attenzione il programma per farsi un’idea della prima Presidente donna della Corte: una idea, direi, molto lusinghiera. Ora la signora Cartabia ha detto a Giovanni Bianconi, che la intervistava per il Corriere, di aver “riscoperto” nella malattia il valore di quattro parole: “Mancanza, soprattutto degli incontri personali, a partire dai genitori anziani, le persone care o gli amici; essenzialità, grazie al gusto ritrovato per uno stile di vita più semplice; solidarietà, attraverso la scoperta di mille iniziative spontanee di sostegno alle situazioni di bisogno; creatività, nell’esplorazione di soluzioni alternative di fronte a una strada improvvisamente sbarrata. Tutto questo ci può aiutare affinché il dopo sia un nuovo inizio, non un semplice ritorno al punto di partenza”.

 

Siccome oltretutto le possibilità non sono due – il nuovo inizio e il ritorno al punto di prima – ma tre – che il mondo di dopo, incalzato dalla crisi economica e sociale, dalla paura e dalla voracità, peggiori, facciamo tanti auguri alla Presidente risanata, e a noi tutti.

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