Sansa e il reclutamento inverso dei grillini

Guido Vitiello

Per anni i talk-show hanno allevato un ceto politico ferale. Ora sono i politici che cedono il passo ai giornalisti

Un tempo, quando il padre abate del monastero grillino Gianroberto Casaleggio proibiva ancora ai suoi novizi di metter piede nei salotti della perdizione televisiva, la diffusione del verbo presso le masse non digitalizzate era affidata a predicatori laici, ossia a giornalisti e intellettuali d’area per i quali non valeva il voto di castità catodica. Se c’era da parlare di economia spuntava Loretta Napoleoni, se il tema era istituzionale arrivava Aldo Giannuli, se serviva un siparietto punk chiamavano Paolo Becchi, se c’era da manganellare Giovanni Favia o qualche altro dissidente facevano uno squillo ad Andrea Scanzi. Poi venne la riforma della regola, i voti furono sciolti e don Casalino istruì i suoi fraticelli a esporsi senza rischio alle tentazioni del secolo – gli esercizi spirituali includevano sbiancamento dei denti, sedute di PNL tra gli incensi, lezioni di dizione e soprattutto libriccini di mantra e formule devozionali pronte all’uso. Con i risultati che sappiamo (Toninelli). La candidatura di Ferruccio Sansa in Liguria potrebbe inaugurare una fase nuova, per i grillini e forse anche per gli altri. Preso atto dei disastri nella selezione della classe dirigente, si cerca di reclutare qualche faccia presentabile tra i laici, specie quelli addestrati nel gran teatro dei burattini del mangiafuoco Travaglio. Sarebbe una spettacolare inversione dei ruoli: per anni i talk-show, scuole di partito surrogate, hanno allevato un ceto politico ferale; ora sono i politici che cedono il passo, in mancanza di meglio, ai giornalisti.

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