Vito Crimi, reggente e capo politico del M5s (foto LaPresse)

"vogliamo più autonomia"

I senatori del M5s provano (di nuovo) a liquidare Crimi e Rousseau

Redazione

Il nuovo regolamento del gruppo di Palazzo Madama è stato votato la settimana scorsa. Il malcontento verso Davide Casaleggio, e un Movimento sempre più in subbuglio

Un altro segnale del faticoso ritorno alla normalità dopo l'emergenza Coronavirus è sicuramente la ripresa delle ostilità parlamentari all'interno del M5s. Infatti da qualche settimana non solo è ripartito il dibattito tra maggioranza e opposizione e all'interno del governo, ma anche nei partiti. Così falchi e dissidenti, ortodossi e ribelli, hanno ripreso il filo delle vecchie polemiche. E tra i Cinque Stelle abbondano le questioni in sospeso. Una di queste è il regolamento del gruppo parlamentare del Senato. Non è rimasta lettera morta la richiesta in cui si chiedeva di archiviare la stagione del capo politico e di liberare gli eletti dal giogo di Rousseau.

 

I promotori del documento, presentato a gennaio, erano i senatori Mattia Crucioli, Emanuele Dessì e Primo Di Nicola e le loro pubbliche prese di posizione avevano fatto molto discutere. Qualche giorno di tensione con l'allora leader Luigi Di Maio, per arrivare a una mediazione che prevedeva una radicale modifica delle regole del gruppone di Palazzo Madama. "Più autonomia, maggiore collegialità", era il mantra di sei mesi fa. Adesso, in sordina, stanno arrivando i primi risultati della fronda.

 

L'assemblea dei senatori del Movimento si è riunita nella settimana appena trascorsa. E chi vuole mostrare lo scalpo del leader per caso Vito Crimi, apparecchia così il verdetto del consesso: "L'assemblea ha approvato un documento che di fatto commissaria Crimi, mette alle strette il capo politico e limita l'uso di Rousseau per decisioni politiche". Si parla di "molte modifiche" che danno al gruppo un'autonomia sostanziale rispetto alle decisioni del vertice del M5s e dell'Associazione Rousseau di Davide Casaleggio. All'interno della truppa altri ostentano un profilo basso, malcelato da un ghigno di soddisfazione per il piccolo putsch: "Il nuovo regolamento era pronto da un po', lo abbiamo votato l'altra settimana perché alcune cose erano vecchie e non erano più adeguate alla situazione attuale". Un senatore la butta sui tecnicismi: "Più che altro si tratta di cose tecniche, come il quorum per la presentazione degli ordini del giorno, di sicuro abbiamo migliorato l'operatività del gruppo, eliminando certi meccanismi farraginosi".

 

Ciò che si percepisce, però, è che dopo le dimissioni di Di Maio da capo politico le varie dissidenze hanno trovato un'autostrada sgombra per appropriarsi di maggiori spazi di libertà politica. Sfruttando il vuoto di potere per imporre la tanto sospirata «collegialità». Tutto accade in una settimana in cui Crimi è stato prima preso alle spalle da Beppe Grillo sulle regionali in Liguria, poi smentito da Di Maio, che ci ha tenuto a far sapere di accettare malvolentieri l'alleanza locale con il Pd. E sono fioccate le fughe di notizie sul ritiro dei candidati solitari in Puglia e Marche. Quale momento migliore per cambiare il regolamento e autogestirsi?

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