IL BI E IL BA

La destra ferma al titolo

Guido Vitiello

Il piagnisteo degli intellettuali che usano a sproposito il nome di Robert Hughes. Citare sempre. Leggere mai

Ci annoiamo, qui in provincia. E allora, da bravi bovaristi, combattiamo per finta o per procura le battaglie che infuriano al centro dell’Impero.

 

Dai, giochiamo alle culture war americane? Io mi sparo le pose del dolente erudito alla Allan Bloom, tu mascherati da liberal politicamente corretto. Non ti va? Fa lo stesso, userò un fantoccio. La lettera degli intellettuali a Harper’s è una buona occasione per ricominciare lo psicodramma, e l’abbiamo colta al volo.

 

Già ho letto sulla stampa di destra cenni ammirati a Robert Hughes, l’uomo che capì che il bigottismo progressista si era sostituito al marxismo nei salotti che contano, diventando l’ideologia della nuova élite. E ho subito messo il broncio. Ma dico, l’avete letto Hughes?

 

Dice, per esempio, che “prendersela con un’élite, o affermare che i nemici costituiscono un’élite, è una delle più antiche risorse dell’arsenale demagogico”, un mezzuccio per annettersi abusivamente al popolo. Dice anche che, finito l’assillo maccartista dei comunisti, “la politica della divisione ha bisogno di altri gruppi ‘estranei’ e ‘devianti’ di cui nutrirsi, per esempio gli omosessuali”.

 

E ha bisogno di feticci – come la bandiera, di cui la destra identitaria vuole impadronirsi, o come il feto. Ci sono pagine deliziose sul fetus chic: il non nato (in provincia abbiamo aggiunto le scarpine di Bibbiano) è immagine della vittima perfettamente innocente, simmetrica alle vittime storiche rivendicate dal politically correct, come simmetriche sono le crociate. Uffa, voi barate. Leggete i titoli ma non i libri. Con voi non ci gioco più.

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