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Le imprese lombarde (allineate a Bonomi) contro la crisi

Il pil regionale verso il meno 10 per cento. Idee, spunti, richieste e coraggio per ripartire

18 Giugno 2020 alle 10:46

Le imprese lombarde (allineate a Bonomi) contro la crisi

Il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti (foto LaPresse)

Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ieri ha incontrato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in occasione degli Stati generali, incontro preceduto da ripetute stilettate del capo degli imprenditori contro il governo – gli Stati generali come una kermesse senza idee e programmi, con la “fase 3” dimenticata, la lentezza nel far fluire i promessi aiuti tanto alle imprese che ai lavoratori. Così i è arrivato all’incontro di ieri, con la Confindustria che annunciava come piatto forte da parte sua la presentazione del “programma” per l’Italia del 2030. Ma mentre il premier accoglieva la delegazione di via dell’Astronomia rassicurando che il governo non ha nessun pregiudizio sulla libera impresa (e ci mancherebbe) – i primi tweet del presidente di Confindustria e conseguenti take di agenzia risultavano alquanto abrasivi, come nello stile dell’ex presidente di Assolombarda. Si parla di soldi. “La cassa integrazione è stata anticipata in vasta misura dalle imprese e così sarà per ulteriori 4 settimane. Gravi ritardi anche per le procedure annunciate a sostegno liquidità. Le misure economiche italiane si sono rivelate più problematiche di quelle europee”. E ancor più diretto: “Chiedo immediato rispetto per la sentenza della magistratura che impone la restituzione di 3,4 miliardi di accise sull’energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo stato”. Poi un affondo generale: “L’impegno contro una nuova dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni”.

 

Poi ci saranno anche le proposte concrete del progetto 2030, ma, in poche parole, Carlo Bonomi ha mantenuto la barra del timone e lo standing di quando guidava, fino a pochi mesi fa, gli imprenditori lombardi. Una linea di allarme (già due anni fa Bonomi parlò di una recessione in arrivo) e di ferma richiesta al governo affinché aiutasse – e non frenasse – la difficile marcia delle imprese del nord che trainano il paese.

 

Ora Bonomi rappresenta tutta l’impresa nazionale. Ma la fotografia della crisi in Lombardia è a tinte fosche, come sanno gli imprenditori della regione. Infatti, guardando al fatturato nei primi tre mesi del 2020 (rispetto al trimestre precedente) le imprese manifatturiere dell’area milanese fanno registrare -8,6 per cento, la produzione è in flessione del 7,9 per cento. Le prospettive di breve termine, vale a dire riferite al prossimo trimestre, convergono verso un quadro ancora pesantemente negativo sia per la produzione, sia in relazione alla domanda proveniente dai mercati, sia per l’occupazione. Gli indicatori congiunturali dell’area lombarda nella produzione industriale dicono -10 per cento. Quassù, in una Lombardia flagellata prima dalla pandemia e ora da una crescente crisi economica, le imprese (che non sono solo industria) però non si arrendono, e si allineano, nei pensieri, al loro presidente. “In questa fase il governo ha privilegiato gli interventi a pioggia, finalizzati al sostegno delle partite Iva e della cassa integrazione. Senza puntare invece sulle necessarie detrazioni fiscali e contributive per le imprese. Poco o nulla anche a favore dei giovani”, lamenta ad esempio Libero Stradiotti, patron della Latteria Sociale Cà de Stefani e presidente del Consorzio tutela del provolone Valpadana. Cruciale settore agroalimentare. “Ora c’è bisogno di una maggiore disponibilità economica per le imprese, va bene la cassa integrazione perché aiuta i lavoratori, ma certe misure destinate ad alleggerire il peso fiscale sono necessarie. Ad esempio l’Imu il 16 giugno l’abbiamo dovuta pagare, con tutti gli appesantimenti che, nel frattempo, l’Agenzia delle entrate – Covid o non Covid – ha potuto apportare per le rivalutazioni degli estimi catastali”.

 

Ma Stradiotti, coi produttori lombardi va avanti. “Come consorzio ci siamo sempre adoperati per promuovere i nostri prodotti, sia coi consumatori italiani che con quelli stranieri. Però alcuni progetti, rivolti ai paesi europei e agli Stati Uniti, già programmati, sono stati sospesi. Ora stiamo riscaldando i motori per ripartire con le iniziative necessarie a sostegno del made in Italy all’estero”. Un lavoro, come si sa da tempo, reso difficile dalla contraffazione, dalla difficoltà a proteggere i prodotti Doc e Dop, alla politica dei dazi made in Trump. Ci battiamo per tutelare i prodotti delle zone di origine, in Italia. “Ma tutto sommato abbiamo fiducia nei nostri prodotti che riescono sempre ad affermarsi. Da settembre poi ci aspettiamo una forte azione di rilancio”, conclude il presidente del provolone Dop.

 

“In tre mesi è stato fatto proprio poco, nel concreto, rispetto alla drammaticità di questa crisi”, incalza Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, una delle voci che durante il lockdown ha più volte lanciato l’allarme per i rischi di un disastro economico. “Gli industriali lombardi sono a disposizione per avviare un percorso di iniziative concrete che riportino la Lombardia a trainare il paese, ricordando sommessamente che se la Lombardia non riprende la marcia tutta l’Italia potrebbe andare in apnea. Se non si mette a fuoco la necessità di avviare subito una stagione di nuova politica industriale nella quale concentrare gli sforzi e le energie, riorientando gli strumenti già disponibili e sfruttando le opportunità offerte dalle nuove misure di contrasto alla crisi, temo che siamo molto lontani dai concetti minimi di buona politica, tanto necessaria al nostro paese”. Secondo l’imprenditore, “le parole chiave per la ripresa sono quelle di sempre: investimenti, semplificazione, liquidità, tasse, mercato interno, competitività. Serve uno sforzo comune di tutti gli attori della produzione, della finanza, delle istituzioni affinché si realizzino soluzioni nell’interesse generale per fare ripartire l’industria in un momento tanto drammatico”, conclude Bonometti.

Daniele Bonecchi

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