Ancora uno stop politico per A2A, questa volta in casa

Mariarosaria Marchesano

Il Tar lombardo ha sospeso la partnership tra la multiutility bresciana e la Aeb di Seregno

Non c’è pace per A2A che dopo essersi fermata (per ora) sul confine con il Veneto vede traballare una delle più importanti operazioni di aggregazione avviate in Lombardia, quella con la Aeb di Seregno, fortemente osteggiata dal Movimento cinque stelle. Il Tar regionale ha temporaneamente sospeso la delibera con la quale il Consiglio comunale di Seregno del 20 aprile ha approvato la partnership della propria multiutility con A2A, accogliendo il ricorso presentato dal consigliere grillino Marco Fumagalli. A seguito di questa decisione l’accordo tra le due società, che prevede l’ingresso di A2A nel capitale azionario di Aeb con una partecipazione del 33,5 per cento, resta congelato poiché il Tar ritiene sussistano i presupposti di “estrema gravità e urgenza”. Questioni che meritano “adeguato approfondimento in sede collegiale, tenuto conto degli interessi sottesi all’operazione di integrazione societaria tra il gruppo Aeb e il Gruppo A2A”, dicono i giudici amministrativi la cui decisione deve essere ratificata nella prossima riunione prevista per il 24 giugno. In questa sede potranno chiedere una procedura di gara pubblica ma anche annullare la sospensione, dando così il via libera al progetto. La notizia ha destato un certo stupore tra gli analisti finanziari che davano ormai per scontata l’operazione ritenuta un tassello strategico del modello di sviluppo della multiutility lombarda quotata a Piazza Affari che da poco ha visto il rinnovo dei vertici (Marco Patuano ha sostituito Giovanni Valotti alla presidenza e Renato Mazzoncini ha preso il posto di Valerio Camerano nel ruolo di amministratore delegato). “Questa sospensione è una notizia negativa per A2A e per l’intero settore – osserva Fidentiis in un report – Il potenziale arresto del partenariato genererebbe conseguenze in tutto il potenziale progetto di fusione e acquisizione. La necessità di affrontare una procedura di gara pubblica richiederebbe più tempo e, a nostro avviso, come nel caso dell’offerta di gas, si tradurrebbe in una storia infinita. La vicenda di Vicenza e Verona ne è l’esempio”

 

 

La considerazione è chiaramente riferita al complesso sbarco in Veneto di A2A nell’ambito del progetto di fusione tra Agsm Verona e Aim Vicenza. L’operazione ha subìto una battuta d’arresto proprio quando tutto sembrava filare liscio come l’olio a causa di un rinnovato scetticismo sorto negli ambienti della Lega (che sul dossier ha opinioni discordanti) e anche del Pd che a Verona è all’opposizione. “L’intervento politico non sta aiutando un consolidamento del settore, che è la chiave per gli investimenti, il rilancio delle economie locali, le sinergie e le efficienze. Speriamo che alla fine prevalga il buon senso”, dicono gli analisti di Fidentiis aprendo così una riflessione sui rapporti di forza tra politica locale e gestione delle utilities che per il loro radicamento sui territori risultano sempre più esposte a variabili esterne che il management è chiamato a tenere sotto controllo. Patuano e Mazzoncini compresi.

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