Cordusio hub fintech

Mariarosaria Marchesano

Perruzzelli (Bankitalia) regista del nuovo progetto: dialoghiamo con imprese, università e mercati

"Vogliamo portare in piazza Cordusio quei valori di meritocrazia e inclusione che hanno fatto della Banca d’Italia un sistema in cui lavorano tanti giovani talenti provenienti da tutta l’Italia. Cordusio è stata il centro della finanza ed è qui che c’è la nostra sede e qui nascerà un nuovo hub fintech in grado di dialogare con le università, le imprese e i mercati finanziari”. Ospite di Sky tg 24 nella diretta Facebook dedicata alla Digital Week, Alessandra Perrazzelli, membro del direttorio della Banca d’Italia di cui è vice direttrice, ha spiegato a grandi linee il progetto per la costituzione di un hub fintech a Milano lanciato dal governatore Ignazio Visco nelle conclusioni finali della relazione del 29 maggio, in cui ha tenuto a sottolineare il ruolo dell’innovazione tecnologica come “vedetta della trasparenza nelle transazioni finanziarie”. Non è un caso che Visco abbia usato, per indicare uno dei compiti principali della nuova struttura milanese, un’espressione come “sorveglianza sulla filiera degli strumenti e dei servizi di pagamento”. E Perrazzelli, da donna di finanza con esperienze in Intesa Sanpaolo e Barclays, sta seguendo l’iniziativa in prima persona nella convinzione, come lei stessa spiega nell’intervista su Facebook, che Milano sia il luogo ideale per capitalizzare quel salto improvviso nell’èra digitale che l’Italia ha fatto durante i mesi del Covid, e che forse neanche in un decennio sarebbe stato pensabile.

 

Così si spiega anche come negli ambienti di Banca d’Italia sia maturato in fretta un progetto che era solo in embrione. Perrazzelli è presidente del Comitato che andrà a costituire il nucleo di lavoro incaricato di elaborare un piano dettagliato che sarà presentato entro l’autunno e di cui, per ora, sono noti solo i principi essenziali. “Ci siamo basati su alcuni punti – ha detto Perrazzelli nell’intervista – Il primo è l’inclusione di università, realtà accademiche, start up e imprese che si occupano di fintech, anche se intendiamo dialogare con alcuni centri d’eccellenza del sud Italia. Il secondo è l’interlocuzione con i mercati finanziari: dobbiamo capire quali sono i loro bisogni ed essere in grado di rispondere in tempi rapidi. Il terzo è l’attrazione dei talenti. Banca d’Italia è un esempio di sistema meritocratico, in cui cervelli da tutto il paese hanno avuto accesso grazie a una selezione molto dura: a loro possiamo offrire nuovi sbocchi professionali e di carriera. E’ questo modello di sistema meritocratico di valori che noi oggi vogliamo portare in piazza Cordusio insieme con contenuti di innovazione tecnologica”.

 

Nella pratica, l’idea di Via Nazionale è costituire a Milano un luogo dedicato alla sperimentazione di un nuovo ecosistema di “finanza tecnologica” aperto ai contributi di esperti e società indipendenti, italiani e internazionali, alla collaborazione con le istituzioni e il mondo accademico e al dialogo con gli operatori di mercato. Sono passati tre anni da quando si parlava di Milano come capitale della finanza in un’ottica post Brexit, di una centralità europea del capoluogo lombardo. Di quell’idea è rimasta la sensazione di un percorso incompiuto da quando l’Ema, l’Agenzia del farmaco, è volata in Olanda, con buona pace del sindaco Beppe Sala che ha fatto più di un ricorso. In realtà, negli ultimi tempi diverse sono state le banche e le istituzioni finanziarie estere che hanno aperto nuovi uffici o hanno traslocato dalla City a Milano. Ma di questi movimenti si è parlato quasi sempre in termini di affari immobiliari e poco come completamento di un ecosistema favorevole a incubare nuove iniziative come quella della Banca d’Italia. L’epidemia Covid, poi, sembra aver appannato quell’immagine di città innovativa e vincente per cedere il posto alla conta delle vittime, al tracciamento dei contagiati e alle polemiche sulla gestione dell’emergenza sanitaria. Perciò il progetto della Banca d’Italia apre una nuova prospettiva di rilancio dell’immagine della città dove quell’ecosistema di professioni, ricerca e innovazione non è mai venuto a mancare, anzi, semmai è cresciuto anche se qualcuno fa notare quanto in questi ultimi tempi sia cresciuto, invece, il peso della politica romana nella finanza sulla spinta di un governo che nell’emergenza sta accentrando nelle sue mani tutta una serie di decisioni vitali per il mondo delle imprese, delle banche e del risparmio. Così quest’improvviso ritorno di interesse su Milano non può che trovare favorevole l’amministrazione comunale in un momento tanto delicato per la vita della città.

 

“Sono sorpreso fino a un certo punto – dice al Foglio Roberto Tasca, assessore al Patrimonio con esperienza accademica e di consulente finanziario – a Milano hanno sede oltre il 90 per cento degli intermediari finanziari. E’ normale che si riconosca alla città un ruolo di primo piano in questo settore, anche perché esiste tutto un tessuto connettivo tra centri di ricerca, mondo produttivo e innovazione digitale. Il Comune intende sicuramente assecondare questa vocazione che è un catalizzatore di cervelli”. Uno degli anelli deboli, quando si parla di Milano come una città che vuole attrarre giovani talenti è, però, quella dei prezzi immobiliari. “Tutta l’amministrazione è molto sensibile a questo tema e farà in modo di trovare soluzioni compatibili”. Una nuova sfida per Milano è alle porte.