cerca

Dal lutto alla farsa (politica). Dov’è la commissione d’inchiesta?

Dopo aver assistito al disastro della gestione della pandemia, ora ci tocca subire pure quello dell’opposizione, che si perde nei meandri delle piccole manovre di Palazzo

5 Luglio 2020 alle 06:00

Dal lutto alla farsa (politica). Dov’è la commissione d’inchiesta?

(foto LaPresse)

Tutti all’opposizione la vogliono, nessuno la piglia e i comitati popolari insofferenti per l’insipienza della politica lombarda crescono. Non ci fosse stata una tragedia, saprebbe un po’ di farsa. La commissione d’inchiesta sul Covid, istituita un mese e mezzo fa al Pirellone per volontà delle opposizioni con l’obiettivo di individuare le falle nella catena di comando politico-sanitaria durante la pandemia (insomma Fontana-Gallera), sembra essere finita in un vicolo cieco della politica di bassa lega. L’impressione di molti osservatori del Consiglio regionale lombardo è che nessuno la voglia davvero, visto che lo stallo dipende dalla nomina del presidente della commissione stessa, su cui non si trova l’accordo. Ufficialmente il Partito democratico insiste che il presidente debba essere Jacopo Scandella, che viene dalla Valseriana. Come se il criterio di merito debba essere quello della geografia dei lutti. Anche se ufficiosamente il Pd sembra disposto a fare un passo indietro per lasciare la guida della commissione al capogruppo del M5s, Marco Fumagalli. Come aveva già fatto un passo indietro, dopo beffarda elezione, la consigliera Patrizia Baffi (Italia viva) e poi anche il medico di +Europa-Radicali, Michele Usuelli, che si era a sua volta autocandidato. Davanti a questa danza dei gamberi, la maggioranza approfitta delle divisioni interne all’opposizione per prendere tempo.

 

“Con tutte queste fumate nere pare più un conclave per eleggere il Papa che una commissione d’indagine”, ci fa notare Usuelli che insieme Elisabetta Strada di Lombardi Civici Europeisti ha chiesto una votazione a oltranza per superare lo stallo. Un appello che per ora è rimasto senza riposta. Secondo la maggioranza, il peccato originale del Pd è stato quello di aver chiesto le dimissioni dell’assessore alla Sanità Giulio Gallera dopo l’istituzione della commissione, ma anche nel Pd ci sono malumori perché “se davvero volessimo questa commissione, allora i membri della commissione che si erano dimessi per far cadere la candidatura della Baffi rientrerebbero nella commissione e invece non lo hanno ancora fatto”, ci spiega un consigliere del Partito democratico. “La commissione deve essere una riflessione critica e politica su quanto accaduto, non una stampella delle indagini giudiziarie. Sarebbe gravissimo posticiparla ulteriormente”, spiega Carmela Rozza, membro pure lei della commissione. “Ci sono stati quasi 17 mila morti e le istituzioni devono recuperare la credibilità persa”.

 

E invece, secondo la nostra ricostruzione, ancora una volta ognuno, per ragioni di mera bottega fra le opposizioni, per timore di affrontare un processo politico fra la maggioranza, resta fermo sulle proprie posizioni. E il M5s? il consigliere regionale Dario Violi spiega al Foglio: “Il M5s e il Pd rappresentano il 97 per cento delle forze di opposizione, perciò quando la maggioranza vorrà partire la commissione sa dove rivolgersi”, afferma. “Se non accadrà faremo incontri conoscitivi sui territori per ottenere le informazioni necessarie e far luce sulla gestione della pandemia della Regione Lombardia. Vogliamo la verità e non dare pacche sulle spalle a Fontana e a Gallera”. Morale: Dopo aver assistito al disastro della gestione della pandemia, ora ci tocca subire pure quello dell’opposizione, fatto da un esercito di colonnelli che per una nomina politica della commissione d’inchiesta che forse non nascerà mai, si perde nei meandri delle piccole manovre di Palazzo. Non stupiamoci se nel frattempo il comitato bergamasco delle vittime “Noi Denunceremo” aumenta iscritti (50 mila) e consensi nella battaglia di ricostruire la verità grazie al lavoro delle procure.

Cristina Giudici

Cristina Giudici. Preferisce non rivelare quando
è nata perché si illude di essere una signora, ma ha meno di 65 anni. Ha studiato al liceo Oxford Institute, alla Statale, (in tre facoltà diverse), ha vissuto e studiato a Londra quando c'erano ancora i minatori e la lady di ferro. Ha iniziato a fare la giornalista a Radio Popolare, è stata a lungo in Nicaragua e non si è pentita (del tutto), ma da allora per fortuna ha perso ogni certezza. Ha lavorato per molti giornali e settimanali che non cita perché chi si loda s'imbroglia. Sposata con Fabio Poletti, non si è ancora pentita. E si mormora che lui sia un santo. Era in cerca di emozioni forti e le ha trovate al Foglio, dove si è occupata di temi controversi. In ordine cronologico (e non di priorità): matti, carcerati, magistrati, pedofili, brigatisti, questione settentrionale, terroristi islamici, musulmani, radicalizzazione islamista, Lega, immigrazione, politica milanese. Si è divertita molto a scrivere della presunta Padania nella rubrica “Noi di Su” (con il perfido Crippa) e ancora di più su GranMilano. Di lei molti dicono: vota a sinistra, ma è di destra. Perdonateli perché non sanno quello che dicono. Non sanno che da qualche parte (ma dove???) esiste una sinistra libertaria. Odia i conformisti, adora le persone confuse, gli irregolari, gli enigmi (infatti ora ha una vespa verde enigma). Ha scritto diversi libri, ma ne ricorda solo due. Dopo aver bussato alle porte di tutte le moschee per colpa di Giuliano Ferrara, ha scritto il libro Italia di Allah. Poi ha cominciato ad occuparsi di immigrazione e non è più riuscita a smettere. E ha raccontato la storia su un singolare commissario che non voleva assomigliare a Montalbano Mare Monstrum, Mare Nostrum (https://www.utetlibri.it/libri/mare-monstrum-mare-nostrum/). Lombarda per nascita e convinzione, dopo la pandemia pensa che amare Milano sia come tifare per l’Inter: un atto di fede.    

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi