Europa, produttività e rivoluzione sul lavoro. Le lezioni di Bonomi al governo

Le tre priorità dell'Italia secondo il presidente di Confindustria. Che dice: "Usate il Mes sanitario, liberando risorse che servono anche ad altro"

"Lo stato deve rispettare le sentenze della magistratura. Emblematico il caso della mancata restituzione di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo stato nonostante una sentenza della Corte di cassazione che ne impone la restituzione", ha detto ieri il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, agli Stati generali dell'Economia convocati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E ha indicato tre priorità trasversali alle misure da varare: "La prima è la produttività: la grande assente da 25 anni nel dibattito pubblico italiano, 25 anni di sostanziale stagnazione a differenza che negli altri paesi avanzati. Noi faremo una grande battaglia per la produttività del lavoro, ponendola al centro dei rinnovi contrattuali e parlandone con il sindacato. Oggi quasi il 90 per cento dei contratti è scaduto o in scadenza, ma l’indicatore Ipca dei prezzi al netto dell’import energetico che si usa per i benchmark dei rinnovi indica attualmente andamenti salariali stagnati o negativi di cui nessuno avverte il bisogno. Per questo occorre ridefinire dal basso, tra imprese e sindacati, una visione condivisa del nuovo lavoro, della sua organizzazione, delle sue qualifiche, centrata e misurata sulla produttività e sull’estensione dei diritti alla formazione, del welfare aziendale, dell’eguaglianza di genere e della coerenza tra organizzazione del lavoro e cura parentale".

   
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"La seconda priorità trasversale è quella della misurazione di qualità ed efficacia della spesa pubblica. Proponiamo anche una terza priorità. A garanzia del nostro futuro. Serve da subito anche una cornice credibile pluriennale di sostenibilità della finanza pubblica italiana e di riduzione del debito pubblico".

 

Il presidente di Confindustria pone alcuni tempi urgenti: Il governo "ci dica presto come intendete operare sulla leva fiscale, come il cuneo fiscale, non solo in questo 2020, ma a regime dall’anno prossimo. Sciolga i nodi Inps e Anpal, entrambi gravati da serie anomalie e incompatibilità. Ci dica subito se su automotive, siderurgia e filiere dell’export potremo contare su misure ad hoc come quelle messe in campo da altri grandi paesi europei".

   

Bonomi fa anche "una riflessione molto approfondita del piano di riforme che a nostro giudizio dovrebbe incardinare la base delle proposte che l’Italia dovrà presentare in autunno all’Europa per avere accesso ai trasferimenti e crediti del Recovery Fund, che ci auguriamo venga approvato nella versione varata della Commissione europea. Una parola, su questo.
 

Se sommiamo; 
 

  • l’estensione ulteriore dei programmi straordinari di acquisto titoli sui mercati da parte dalla BCE sospendendo la capital key a favore dell’Italia,
  • la riallocazione di fondi europei da parte della Commissione di cui avevamo perso il titolo all’uso,
  • i crediti straordinari annunciati dalla BEI,
  • la quota per il nostro Paese derivante dal SURE, 
  • i 2 punti di PIL del nuovo MES non condizionato che alla spesa sanitaria diretta e indiretta,
  • e il Recovery Fund nella versione annunciata,

 

l’Italia totalizza un ordine di risorse a disposizione nei prossimi anni pari a più del 25 per cento del proprio pil. È un’occasione storica. Disconoscere che questa volta l’Europa – a cominciare da Germania e Francia - ha imboccato la via dell’estensione del proprio bilancio con un debito pubblico proprio, e ha messo in moto risorse come nel post 2008 e post 2011 non seppe fare, è un errore gravissimo per l’Italia. Non fatelo. E usate il Mes sanitario, liberando risorse che servono anche ad altro. Non preferite la via di un ancor più massiccio indebitamento con emissioni nazionali: non solo costa di più, ma ricorrere a titoli pubblici esentasse aggraverebbe ulteriormente il freno già enorme all’affluenza del risparmio nazionale alle imprese, visto che già oggi la rendita da titoli pubblici è tassata al 12,5 per cento mentre i capital gain lo sono al 26 per cento".

 

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