“Fare il sindaco non mi compete”. Parla Ferruccio Resta (Politecnico di Milano)

Del rettore dell’ateneo milanese si era parlato come possibile avversario di Beppe Sala. “Vado avanti con il mio mestiere”. Qui serve “capitale umano”

Fare il sindaco “non fa parte delle mie competenze e del mio bagaglio”. Allontana gli equivoci il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, in un’intervista al Foglio che troverete domani in GranMilano. “Credo che ognuno di noi debba fare il proprio mestiere, lo insegniamo ai nostri studenti e di conseguenza bisogna essere coerenti“, ribadisce. Anche lui, leggendo un articolo in cui il Corriere lo inserisce nella lista dei candidabili per sfidare, nella prossima primavera, il primo cittadino uscente Beppe Sala è rimasto “lusingato di tanta attenzione”. Ma il suo obiettivo è quello di contribuire al miglioramento della città dalla sua attuale posizione, alla guida di uno dei più prestigiosi atenei italiani. “Oltre a sentire l’onore e l’onere di fare il rettore, vado avanti a fare il mio mestiere con grande passione. Sono convinto che la corsa alle comunali del 2021 sarà bellissima, con persone di qualità. I milanesi, da questo punto di vista, sono esigenti e sceglieranno nel modo giusto”.

 

Dopo la crisi Covid serve la politica, certo. Ma serve soprattutto valorizzare “il capitale umano”, cioè puntare sulla formazione, e saperla trasferire sul territorio. Per questo Resta, a capo della Conferenza dei Rettori, punta sulle università. E striglia la politica: “Dobbiamo continuare a investire nella qualità del capitale umano, che deve essere il più possibile riversato sul territorio, e nelle istituzioni pubblico-private. Ma l’attenzione alla crescita del capitale umano non è sempre al centro delle nostre politiche perché siamo troppo preoccupati del breve temine. Invece bisogna investire sul futuro”.

 

E del futuro ravvicinato si dovranno occupare le università, chiamate a far fronte a una svalutazione del loro lavoro resa esplicita dalla riduzione delle immatricolazioni che sempre si registra in Italia in seguito a una recessione economica. “E’ quello che ci preoccupa come sistema universitario. Dopo la grande crisi del 2008 tante famiglie con meno soldi hanno rinunciato spesso alla formazione dei propri figli. Il rischio molto alto è che il prossimo anno accademico, e direi i prossimi anni, di fronte al blocco dell’economia si tramuti in un nuovo fermo della formazione”, spiega preoccupato Resta. “La storia recente ha visto le ultime riforme scolastiche schiantarsi su diverse proposte. Però ci sono problemi che non possiamo più rimandare. Ne vedo due: l’assenza di un orientamento serio e il rapporto tra scienze umanistiche e materie tecnico-scientifiche sbilanciato. Un peccato originale a un disallineamento finale degli studi tra domanda e offerta”. 

 

Insomma Resta ha le idee chiare, ma per ora si accontenta di metterle a disposizione della città di Milano. Che è comunque un modo, utile, di intervenire in un dibattito politico che sui temi dell’innovazione e della formazione è bloccato da troppe paure.