Sono l'Intelligenza artificiale e curo la tua reputazione. Così nasce TRUE

Edoardo A. D'Elia

SEC Newgate, una delle maggiori agenzie di comunicazione, promette di rivoluzionare il settore con una nuova piattaforma: un po' come in Mad Man

A un certo punto di Mad Men, la serie tv che racconta l’età dell’oro (gli anni ’60) delle agenzie di comunicazione, compare una nuova consulente che fa cose mai viste prima: analizza i clienti con test a crocette, questionari a campione e focus group e si rifà ad autorevoli modelli psicologici. Don Draper, il direttore creativo, la ignora e la disprezza, perché nulla, dice, può sostituire il talento e l’intuito. Invece la novità pare funzionare e i clienti sono soddisfatti. La storia finisce con la consulente che, per amor di completezza, applica i suoi modelli anche all’interpretazione della personalità di Don, Don si confonde e finiscono innamorati. Una cosa simile a questa, ovvero un’innovazione che promette di rivoluzionare il lavoro delle agenzie di comunicazione, sta accadendo oggi in una agenzia vera, nel mondo reale, a Milano.

 

SEC Newgate, una trentennale storia milanese e ora una delle maggiori agenzie internazionali di comunicazione e pr, guidata dal ceo Fiorenzo Tagliabue, oggi lancia TRUE, una piattaforma di intelligenza artificiale (AI) capace di misurare la reputazione di un’azienda. TRUE usa la sua potenza di calcolo, e la sua infinita pazienza di macchina, per scovare e sottoporre ad accurata valutazione ogni informazione che riguarda l’azienda disponibile pubblicamente sul web, sulla stampa, in radio, in televisione e sui social. Mettiamo che io scriva sul mio profilo twitter “Non ne posso più dei treni in ritardo!”. Ecco, sebbene io sia un singolo cittadino, che tra l’altro prende pochi treni, TRUE scoverà la mia lamentela e la incrocerà con altre centinaia di migliaia di informazioni. Non solo, TRUE pare che non si limiti a decifrare esternazioni così dirette, ma sia capace di interpretazioni semantiche più sofisticate. Quindi se io scrivessi “Per fortuna che avevo tre puntate di Mad Men sull’iPad, altrimenti mi sarei buttato dal finestrino #treno #ritardo #maiunagioia”, TRUE dovrebbe riuscire a capire che non sto tanto lodando Mad Men quanto mi sto lamentando per il ritardo del treno. Per fare questo, filtra ogni informazione secondo due macro categorie: i giudizi (positivi o negativi) e le emozioni (ne classifica 47). Inoltre, giudizi ed emozioni non vengono dati in pasto alla macchina come atomi indipendenti, ma tenendo conto di chi li esprime (cliente finale, associazione di categoria, concorrente, stampa ecc.), quando (la macchina scava anche nel passato) e dove. Poi interpreta questi dati applicando dei modelli reputazionali e, infine, rilascia un report dettagliato.

 

Cos’è la reputazione? E’ ciò che gli altri pensano di te. Ma quando gli altri diventano tantissimi e i giudizi si moltiplicano sfiorando l’incommensurabile, l’intuito dell’uomo tende ad arrendersi e chiede aiuto alla macchina. Il problema è che, almeno finora, le AI faticano a dar seguito alle loro buone intenzioni, anche quando sviluppate da colossi senza limiti di risorse; basti pensare alla goffaggine con cui i social network gestiscono le fake news, l’hate speech e affini. Ma TRUE, dalla sua, ha un obiettivo molto preciso e limitato, quindi forse più facile da gestire, e comunque promette, appena nata, di voler già migliorare. Erika Elia, capo progetto di TRUE, ha detto al Foglio: “TRUE è già in grado di analizzare 30 mila documenti al giorno, ma grazie al machine learning diventerà sempre più sofisticata”. Grazie al machine learning e al team che monitora e controlla costantemente il lavoro della sua (artificiale) creatura. Alberto Mattiello, esperto di innovazione e professore alla Bocconi, che fa parte del team, ha detto al Foglio: “Il progetto ha due anime, da una parte è uno strumento prezioso per prendere le decisioni giuste basandosi sull’analisi dei dati a disposizione, dall’altra permette di distillare un concetto complesso come quello di reputazione e monitorarlo costantemente”. Il monitoraggio è il compito che rimane agli umani, continua Mattiello, “TRUE permette agli uomini di concentrarsi su ciò che sanno fare meglio e che è la parte più importante del lavoro: la strategia”. L’idea è che il lavoro sporco ma indispensabile della macchina renderà più facile ed efficiente il lavoro dell’uomo. Vedremo se alla fine della storia le macchine ci faranno innamorare o se si limiteranno ad assistere alla nostra estinzione.