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Dai fanghi nascono le energie (pulite). Accade a Sesto, idea circolare

Come da un inceneritore a fine ciclo può nascere una nuova fonte energetica. Parla l'amministratore unico di Core spa Marco Cipriano

12 Luglio 2020 alle 06:00

Dai fanghi nascono le energie (pulite). Accade a Sesto, idea circolare

Rendering del progetto di riconversione energetica di Core Spa

Voleva cambiare il mondo e aveva anche un accreditato pedigree di sinistra: Fgci all’ombra di Massimo D’Alema, antifascismo militante, consigliere regionale e poi vicepresidente al Pirellone. Ma oggi è felice di portare a termine un progetto leader nell’economia circolare. Sta trasformando il vecchio inceneritore di Sesto San Giovanni in un moderno impianto per il trattamento dei fanghi (Pierre Jacques Étienne, visconte di  Cambronne,  avrebbe usato una parola diversa da fanghi). Lui è Marco Cipriano, amministratore unico di Core spa, società costituita dai Comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Pioltello, Segrate e Cormano, per occuparsi dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, grazie al vecchio inceneritore, impianto di termodistruzione a ciclo continuo che garantisce ancora oggi energia termica per teleriscaldamento ed energia elettrica. “L’inceneritore è un impianto arrivato a fine vita – spiega Cipriano – è così che con Cap Holding (che gestisce il ciclo delle acque in provincia di Milano, ndr) abbiamo messo assieme obiettivi e strategie: Core voleva riconvertire l’impianto d’incenerimento e Cap aveva il problema dello smaltimento dei fanghi da depurazione. E’ nato così il progetto di trasformazione di un impianto nato per i rifiuti, destinato ora a trattare i fanghi, il primo in Italia. Lo studio è stato affidato alla società che ha realizzato il modernissimo impianto di Zurigo. Nel 2023 avremo il primo termovalorizzatore di fanghi in grado di chiudere il ciclo dell’idrico secondo i dettami dell’economia circolare. Il primo esempio compiuto in Italia di un percorso iniziato nel 2016”. Assieme al forno per i fanghi, ci sarà un impianto in grado di trattare l’umido per la produzione del biogas. “Avremo due linee: fanghi che bruciati producono energia e calore, e umido che produrrà biogas”, precisa l’amministratore unico di Core. A Sesto arrivano i fanghi di tutti i depuratori della provincia di Milano e oltre, 200 comuni: 70 mila tonnellate di materiali.

 

Il cronoprogramma prevede che a marzo 2021 l’inceneritore sarà spento per la riconversione, parallelamente Cap avrà già acquisito gli asset e una quota dell’80 per cento del capitale di Core. “Un bilancio da 50 milioni di investimenti (36 per la riconversione del forno e 14 per il biodigestore), autorizzati dall’Ato del servizio idrico, che ha studiato il progetto e ha visto la convenienza anche economica dell’investimento, che ammortizza i costi dello smaltimento nella bolletta dell’acqua. Il progetto ha molti aspetti positivi: garantisce una riduzione dell’80 per cento dell’impatto ambientale, tutti i dipendenti Core vengono assunti da Cap, i soci (i comuni) non sborsano un euro e l’area si valorizza”. Cipriano guarda avanti perché la fase 3, dopo l’emergenza sanitaria, può essere un’occasione importante.  “E allora perché non pensare proprio oggi, ancora nel mezzo di una pandemia che ha fermato il mondo, ad un futuro migliore anche e soprattutto dal punto di vista economico, ambientale e sociale? Ormai possiamo dire che è diventata strategica la scelta di uno sviluppo sostenibile ambientale e sociale. Un discorso che può essere applicato non solo alla sanità, alla scuola, alla ricerca e  al sistema produttivo, ma anche ai servizi pubblici essenziali. Aria, acqua, ambiente e territorio  sono risorse pubbliche indispensabili, per questo è necessario e non più rinviabile, un uso sostenibile delle risorse naturali, accompagnato da un consumo razionale e consapevole supportato da una tecnologia innovativa”. Questa la filosofia in pillole. Concretamente la riconversione sarà ultimata nel 2023, con l’impianto di trattamento dei fanghi che valorizzerà 64-70 mila tonnellate all’anno di materiale prodotto dai depuratori della città metropolitana, generando 11.120 megawatt di calore per il teleriscaldamento. Il 75 per cento dei fanghi sarà trasformato in energia e il 25 per cento in fertilizzante. L’altra linea del termovalorizzatore (Forsu) tratterà 30 mila tonnellate di rifiuti umidi per la produzione di biometano. L’avvio dell’impianto consentirà dunque di trasformare in energia la materia organica ma permetterà un forte impulso alla raccolta differenziata portando benefici al territorio in termini ambientali ed economici. Una moderna biopiattaforma al servizio della città metropolitana, sfilata dalle mani del primo sindaco di centrodestra (Roberto Di Stefano) della ex Stalingrado d’Italia (ciao Core). 

Daniele Bonecchi

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