Cinque stelle, Sardine (e meno garantismo). Majorino spiega il suo Pd

Fabio Massa

"Mi pare molto interessante quel che dice e pensa Beppe Grillo, credo che Sala faccia bene a dialogare con lui. Commissariare la sanità lombarda era una buona soluzione"

Non dite a Pierfrancesco Majorino che la pensa come Franceschini. Perché vorrebbe dire che la pensa anche come l’uomo di Franceschini a Milano, ovvero Franco Mirabelli. Però l’alfiere del Pd lato radicalità dei diritti e delle marce, il profeta degli assembramenti gioiosi e profondamente politicizzati (quando si poteva, of course), il democratico ex assessore al Welfare emigrato all’Europarlamento, per il Movimento cinque stelle pare avere profondo rispetto. E questo è il primo segnale. “Mi pare molto interessante quel che dice e pensa Beppe Grillo, credo che Sala faccia bene a dialogare con lui”, spiega in un’intervista al Foglio che magari farà storcere il naso a qualche riformista puro ma soprattutto duro. “Il M5s ha dentro tutto e il suo contrario. Ci sono sicuramente idee di area progressista e altre pulsioni di segno opposto. E anche titubanze completamente ingiustificate, come quelle riguardanti il superamento dei decreti Salvini e lo ius culturae. Ma detto questo non ha senso governare senza dialogare e vorrei capire se si può rafforzare ulteriormente l’alleanza”.

 

Poi c’è il loro dibattito interno. “Non mi pare che Di Battista abbia intenzione di costruire con il Pd chissà quale prospettiva”. Per ora però la polvere è finita sotto il tappeto del Covid. Forse nello stesso posto dove sono finite anche le Sardine. “Un popolo che si è perduto? Ma no. Non si è perduto. Sono state una bellissima cosa, le Sardine. I movimenti sono belli perché sono intensi come nulla prima, ma poi è molto complicato che da essi si sedimenti chissà quale proposta per il dopo. Vorrei dire che mi auguro che diversi di loro possano incontrare la politica attraverso il Pd. Ma dipende dal Pd, perché si tratta di una nuova generazione che ti giudica dalla nettezza dei comportamenti”. Insomma, l’ingresso delle fu Sardine è un banco di prova per il Pd. “Esatto. Un banco di prova. Certo bisogna cambiare passo, il governo deve essere più tosto, la retorica dell’emergenza non può frenare il cambiamento del paese. Ci sono alcune partite come la rivoluzione ambientale, il contrasto alla povertà, che non possono essere rimandate. Ora ci si gioca tutto. In questo quadro credo sia ingiustificata la titubanza sul Mes. Servono tutte le risorse europee e dunque anche quelle derivanti da una nuova linea di credito senza condizionalità, cioè il fondo salvastati”.

 

Parliamo del garantismo che – almeno nella sua componente riformista – contraddistingueva un pezzo importante del Pd milanese. In Lombardia pare essere dimenticato, torna un’antica vocazione più forcaiola. “Mi pare che nessuno stia facendo campagne giustizialiste – risponde – Però credo che Fontana dovrebbe fare le valige a prescindere dalle inchieste. Prendiamo i camici del cognato: magari l’inchiesta non porterà a nulla. Il tema è se ci si può permettere di avere tutti questi pasticci in una situazione di questo tipo”. Però flirtate con i media e i personaggi storicamente più vicini al M5s. “E perché? Essere garantisti non vuol dire essere timidi nel fare opposizione. Non è che visto che c’è un’inchiesta smetto di fare opposizione. Il commissariamento della Sanità era una buona soluzione, difficilissima ma utile. Abbiamo ancora una chance: penso che il governo debba bloccare la legge 23. E lo dico essendo garantista e filo lombardo”. A proposito di filo-lombardi, uno moderato come De Bortoli dice che c’è un sentimento antilombardo che si fa strada nel paese. “Tutta questa paura del sentimento antilombardo è ingiustificata. Certo ci sono forme, odiose e insopportabili, di campanilismo. Ma essere contro Fontana vuol dire amarla, la Lombardia”.

 

Secondo lei c’è un sentimento giustizialista in Lombardia? Sotto un post di Fb in solidarietà a Fontana e Sala, da lei ripostato, sono arrivati commenti al vetriolo…  “Non vedo tanto un sentimento forcaiolo ma vedo una grande paura e preoccupazione, sia in relazione al tema della Sanità che rispetto al futuro prossimo dal punto di vista economico e sociale. Tutta questa voglia di forca non la vedo. I parallelismi con il ’92 sono ingiustificati, sia sul piano dell’entità delle inchieste sia sul piano del sentimento diffuso’. Però la scritta era “Fontana assassino, Sala zerbino”… “Credo che Fontana assassino sia una volgare e stupidissima sintesi. E Sala zerbino una totale bufala. Però la destra è sempre un po’ particolare: vuole la massima solidarietà quando ci sono scritte simili, poi non si fa mai un esame su come abbia usato le parole in questi anni. Diamoci tutti una calmata ma ci riflettessero anche loro e non venissero a farci la morale. Hanno insultato gli avversari politici per primi e per anni”. Certo anche il M5s vi chiamava “pidioti“… “L’ondata populista si è nutrita della demonizzazione dell’avversario. E questo è un dato di fatto. Anche per il M5s”.