Mosche d'estate

Fabio Massa

Dall’Atm al buco nero delle scuole che ancora non si sa se riaprono. Noiosi ronzii per Beppe Sala

Non viene mai estate senza mosche, dice il proverbio popolare. Ma a dispetto del “sarà un’estate bellissima” (versione vacanziera dell’andrà tutto bene), dopo arriverà l’autunno con i problemi là, tutti o quasi irrisolti. Piccola raccolta per entomologi della politica meneghina.

 

CONTROLLO ANALOGO - Il caso Atm insegna molto, e va analizzato per quel che è. Non una tangentopoli e neppure un vasto sistema corruttivo. Ma il potere di un piccolo funzionario, l’arrestato Paolo Bellini, incistato in una grande azienda, sempre sotto al pelo dell’acqua. Certo è che qualcosa bisogna pur dire, tirando le somme. Prima di tutto: tirare in ballo l’ultimo direttore generale (Arrigo Giana), come fa qualcuno di tanto vicino al suo predecessore, è quantomeno ipocrita. Bellini ha agito per anni. E per anni non è stato beccato da nessuno. Prima questione: come fare a rendere più efficaci i controlli? Seconda questione: come fare a rendere meno ipocriti gli ex ancora incarogniti? Poi, addendum: David Gentili, presidente della commissione Antimafia, si è autodenunciato poiché avrebbe proposto proprio il Bellini per il cda, nel lontano 2011, senza però riuscire nel suo intento. Chi l’ha presentato a Gentili? Un sindacalista. Ecco, si potrebbe pensare (perché così è, in tutte le aziende di trasporti) che chi sta vicino al sindacato è protetto dal sindacato. Ottima cosa per le brave persone. Ma quando ti capita un Bellini è un disastro. La terza questione dunque è: non è che per caso già nel 2011 qualche voce girava qui e là, ma venne ignorata perché l’uomo era presentato come uno che “aveva capito l’importanza della tutela dei lavoratori e della trasparenza degli appalti” (Gentili dixit)? Chissà. Ad ogni modo l’intera vicenda è sul tavolo del primo cittadino, Beppe Sala, che non può lasciarla correre.

 

STASERA A CENA - Metti due mamme a cena con i mariti, o all’aperitivo (all’aperto e senza mascherina) e avrai un unico o quasi argomento di discussione: la scuola riapre o no? E come? Il governo, con la ministra Azzolina in versione Ponzio Pilato, ha dato piena libertà ai presidi. E le famiglie attendono di sapere. La questione non è solo “il figlio dove lo metto”, ma più profonda. Per esempio, è la questione femminile in una città dove l’occupazione delle donne è più alta della media: si rischia un brutto balzo indietro. L’incompetenza del ministero rende difficili le decisioni anche del Comune (da cui dipendono strutture scolastiche e servizi). Un rischio collaterale è che le famiglie inferocite poi votino di conseguenza, ad ogni urna che capiterà loro a tiro. E Beppe Sala, se deciderà, dovrà correre in una città depressa e pure incazzata per le scuole. Il sindaco, lo sa, urla contro la Azzolina da settimane, ma pare che da Roma facciano orecchie da bisConte.

 

SI STA COME D’AUTUNNO - Attilio Fontana ha la scorta. Il capo degli industriali ha la scorta. Il capo di Confindustria Bergamo ha la scorta. Tutti vittime di minacce. La classe dirigente ha fatto sicuramente errori, in questa sciagurata pandemia. Ma c’è il fetore di qualcosa di brutto, come sempre quando spunta il nome “Walter Alasia” in calce a lettere di minaccia con proiettile accluso. Preoccupazioni per l’autunno? Difficile dirlo, perché gli aspiranti emuli della colonna che insanguinò il milanese nei primi anni Ottanta potrebbero essere (speriamo) della stessa pasta delle nuove Br di Davanzo e Ghirardi, sgominate da Ilda la Rossa nel 2007: gente che sogna di far la guerra ma non la fa. Ad ogni modo, le istituzioni e le forze politiche sono divise dopo la pandemia. In Regione si difende lo sforzo, e malgrado le opportune ammissioni di possibili errori, rimane la fatica di aver gestito una situazione imprevista. Il Comune ha attaccato il meno possibile, perché tra istituzioni si comprende la difficoltà, anche umana, del governare. Chissà se l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale romperà il fragile equilibrio.

 

NEL SEGRETO DELL’URNA - Federica Venni, efficace giornalista, l’ha riassunta così: “Per le comunali, parlo di Milano, il centrodestra è indeciso tra un ex rettore, un medico, anzi no un imprenditore, ma no dai un benefattore, anzi no meglio un avvocato. Manca il mio fruttivendolo, figura di tutto rispetto, tra l’altro. Per il centrosinistra o Sala o Sala. O Sala. O Sala”. E’ lui il kingmaker. Perché Milano è una città sempre contendibile (Stefano Parisi arrivò a un passo). Ma Beppe Sala è un puntello, scoraggia avversari di prima linea che potrebbero farsi avanti soltanto in sua assenza. Quindi, sarà la mossa di Sala a determinare i destini politici della città. Intanto Stefano Bolognini, segretario della Lega di Milano, ha il segreto meglio custodito dai tempi del codice Enigma: il nome del candidato giusto per sfidarlo. Bolognini centellina le informazioni, ogni giorno un indizio. Se è una strategia è geniale, fatto salvo il rischio bolla. Poi c’è Pierfrancesco Majorino. Malgrado le smentite, l’intero partito scommette che in assenza di Beppe, lui correrà.