“Piccola industria, grande storia”. Il podcast che racconta la ripartenza

Mariarosaria Marchesano

Nove puntate per ripercorrere le tappe che hanno attraversato gli industriali italiani dal secondo dopoguerra a oggi e interpretare il futuro 

“Quando abbiamo cominciato a immaginare di raccontare in un podcast la storia della nascita della piccola industria lombarda e delle crisi che è riuscita a superare dal Dopoguerra ad oggi, non sapevamo quanto attuale potesse essere questo lavoro. La pandemia Covid è l’ultima sfida che dobbiamo vincere grazie alle caratteristiche di resistenza, spirito d’innovazione e coraggio dimostrate in passato”. Se si chiede a Alessandro Enginoli, presidente della piccola industria di Assolombarda, se è preoccupato per la ripartenza autunnale risponde che certamente lo è per tutta una serie di ragioni, compreso il fatto che tante delle piccole e pur operose realtà industriali della Lombardia sono arrivate alla crisi Covid in condizioni di maggior fragilità rispetto ad altre, e compreso anche il fatto di non vedere all’orizzonte neanche l’ombra di una politica industriale di lungo periodo che salvaguardi le filiere. Ma siccome ha ancora impresse le registrazioni delle prime puntate di “Piccola industria, grande storia”, con testimonianze, aneddoti e documenti originali di un’epoca difficile come quella della ricostruzione postbellica, sente che i miracoli, compresi quelli economici, esistono e che l’industria lombarda troverà la forza di reagire.

    

“Per interpretare il futuro bisogna conoscere il passato, alla vigilia della Liberazione gli industriali lombardi hanno saputo proteggere gli impianti produttivi dalla distruzione delle forze di occupazione e poi hanno contribuito alla ricostruzione del paese fino a diventare protagonisti nell’Italia del boom economico. Con questa storia e queste radici sapranno superare anche l’emergenza sanitaria gettando le basi per una nuova epoca come già alcune storie di riconversione avvenute durante il lockdown hanno dimostrato”. In effetti, ascoltare le prime quattro puntate già disponibili (in tutto nove) pubblicate ogni settimana a partire da giugno sul sito “genio&impresa” è come ripercorrere un po’ la storia italiana degli ultimi settant’anni (con audio originali e testimonianze come quelle di Giovanni Falck, Lodovico Targetti, Franco Nodari,  Giovanni Battista Pirelli, Luigi Lucchini e Luigi Einaudi) caratterizzata dall’ascesa poderosa della piccola industria, un fenomeno che lo storico Giulio Sapelli ha definito “uno dei più importanti processi di mobilità sociale verticale mai avvenuti in Italia, forse il solo di dimensioni rilevanti sia per l'estensione sia per la qualità delle implicazioni sociali, cioè della trasformazione della struttura delle classi e dei ceti”. Non solo grandi industriali, dunque, ma piccole realtà che hanno contribuito ha creare il miracolo economico tutto italiano come la Cassina e Sansa, che, nata come una piccola attività artigianale, ha rivoluzionato il design dell’arredamento made in Italy grazie anche all’incontro con il mitico architetto Gio Ponti. “La nostra storia è ricca di questi esempi di genio e innovazione, ma non sono sempre state rose e fiori, tra guerre, crisi economiche come quella del 2008, le tensioni sociali degli anni Settanta, la nostra struttura industriale ha superato tante prove. E oggi le piccole imprese costituiscono ancora la spina dorsale del tessuto industriale italiano: in Lombardia rappresentano il 99 per cento del totale, occupando oltre il 66 per cento degli addetti”. Ma proprio questa struttura produttiva che per tanto tempo ha alimentato il mito del “piccolo è bello” è, invece, secondo più d’un economista, la causa della scarsa competitività del sistema industriale del paese, fenomeno emerso negli ultimi vent’anni e che ha generato un differenziale consistente con Germania e Francia. “La scarsa competitività non dipende dalla dimensione in quanto tale. Semmai, le piccole imprese pagano più di altre il prezzo della competizione globale perché scontano ritardi nella digitalizzazione e trovano ostacoli nella burocrazia pubblica. Sono proprio le piccole imprese, che per la loro flessibilità e capacità di adattamento sono abituate a resistere e a riprendersi velocemente. Stupiranno tutti anche questa volta”. 

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