Parlateci di Cecchi Gori

Maurizio Crippa

Siamo il paese del governo di improvvisatori hellzapoppin’ che è in grado di decretare i domiciliari a tutti i cittadini over 65 anni ma non al produttore cinematografico. Che vergogna

La sfortuna, anche di figure pittoresche (ma generose) non è mai cosa che fa esultare. Certi sorrisi che vedo dipingersi per un personaggio e una persona come Vittorio Cecchi Gori in disgrazia, fanno male, molto male”. Lo ha scritto al Corriere Marco Tullio Giordana, suggerendo a chi di dovere “che al produttore, malato gravemente e non ‘diplomaticamente’, sia concesso di scontare ai domiciliari la pena di 8 anni e 5 mesi e 26 giorni”. “Caro Vittorio, ho avvertito la necessità di scriverti per dirti pubblicamente e in modo incondizionato la nostra vicinanza in queste ore difficili della tua vicenda umana” è invece la lettera aperta di Pupi Avati, firmata anche da Giuseppe Tornatore, Matteo Garrone, Marco Bellocchio, Stefania Sandrelli. Per chiedere, in sostanza, la stessa cosa. Cioè che un uomo di 77 anni, in cattiva salute, possa accedere a forme differenti dal carcere per scontare la sua pena. Sarebbe il minimo della decenza. Perché, come scrive Giordana, “l’età e i malanni dovrebbero suggerire provvedimenti restrittivi che non si risolvano in una condanna capitale”. Tocca alla magistratura decidere, e toccherebbe al ministro di Giustizia magari esprimere un’opinione, possibilmente non tratta dalle massime di Robespierre. Posto che lo vogliano capire. Siamo il paese del governo di improvvisatori hellzapoppin’ che è in grado di decretare i domiciliari a tutti i cittadini over 65 anni, anche quelli sani. Domiciliari per tutti, ma non per Cecchi Gori. Che vergogna.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"