Liliana e la mascherina

Maurizio Crippa

"Ragazzi, non vi fate fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità”. Lo ha detto una professoressa di una scuola media di Firenze

Non fossimo qui tutti con la mascherina, a sbirciare sotto casa e oltre confine i segnali del virus, con i cartelli dei negozi che già scrivono vietato l’ingresso ai cinesi, sarebbe il tipo di notizia che merita migliore rilievo. Non la notizia dell’uomo che morde il cane, ma banale invece, consueta. Quella di una professoressa di scuola media che a Firenze, il giorno della Memoria, avrebbe sbuffato e sbottato in classe (avrebbe) una cosa così: “Liliana Segre non la sopporto. E anche voi, ragazzi, non vi fate fregare da questi personaggi che cercano solo pubblicità”.

 

Piuttosto di riaprire il dibattito se gli insegnanti hanno diritto di dire quello che pensano, o invece se dicono cose indegne in grado di manipolare le coscienze degli alunni allora no, preferisco beccarmi il coronavirus; mi annoia di meno. Però rimane questa sorpresa, ogni volta, anche se ogni volta non dovrebbe essere una sorpresa: com’è possibile che persone senzienti possano pensare, anche solo pensare, parole così? Poi leggi sui social le storie del razzismo sdruciolo e impaurito (e alcune saranno già leggende metropolitane, no?) che oggi fa spostare la gente se sull’autobus sale un asiatico, ed è tutto chiaro. E’ il nostro virus. Ti conosco, mascherina.

Di più su questi argomenti:
  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"