Arma, the brave captain

Maurizio Crippa

Il comandante della Diamond Princess ieri è sceso a terra. Ultimo, come si conviene ai capitani che non abbandonano la nave

Lei, che si chiama Marianna ed è sua moglie, lo definisce “una roccia”. Che per uno che sta in mezzo al mare, dal punto di vista del galleggiamento della metafora se vogliamo non è il non plus ultra, forse era meglio un albero maestro, ma pazienza, abbiamo capito benissimo cosa voleva dire. Voleva dire la stessa cosa che tutti quanti i 3.700 passeggeri che stavano sopra quella bagnarola di lusso, insomma la Diamond Princess, hanno detto di lui: “The brave captain”, il capitano coraggioso. Gennaro Arma, fiero discepolo del glorioso Istituto tecnico nautico Nino Bixio di Sorrento, ieri è sceso a terra. Ultimo, come si conviene ai capitani che non abbandonano la nave. E adesso potrà finalmente tornare a casa, nella penisola più bella d’Italia, dalla sua famiglia e da una moglie bella tosta pure lei. La nave del capitano Arma era in viaggio nei mari dell’oriente (una parte acquatica del globo che, personalmente, vieterei a chiunque non sia Joseph Conrad, ma tant’è) ed è finita nella famosa quarantena del coronavirus, dalle parti di Yokohama. Che forse non è come fare naufragio in Papuasia, ma per tenere il timone di un villaggio da quasi 4.000 persone ci vuole bravura, coraggio, serietà. Insomma un’idea del proprio lavoro, della propria responsabilità, e in generale della vita, di quelle che ti fanno dire: ecco, così è un uomo. Dunque viva il capitano Arma, tornato dal suo lungo viaggio. Una di quelle persone che, quando le vedi, pensi che sono proprio quelle di cui abbiamo bisogno.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"