Cari Amici, care Sardine

Maurizio Crippa

In Italia tutti pensano: se vuoi intercettare i giovani, devi andare a cercare i giovani là dove sono, cioè ad Amici. È una forma di autoillusione della nostra politica

Ci siamo sbombardati per alcuni mesi, tra un pensamento di Piero Ignazi e uno scatarro di Piero Senaldi, un editoriale di Ezio Mauro e persino le sedute spiritiche di Romano Prodi, attorno a un quesito politologico che all’Italia era sembrato, per un po’, cruciale: le Sardine si normalizzeranno? O addirittura: diventeranno un partito? E niente. A noi le Sardine sono state, soprattutto all’inizio e fino alla tranvata di Salvini in Emilia-Romagna, molto simpatiche. Boccata d’aria, allegria invece che odio. Eccetera. Poi è finita così, ieri, mentre tutti dentro di noi pensavano a che fare a Codogno quando hai il coronavirus: è finita che le Sardine si sono normalizzate da sole. Non evolvendo in un partito, ma trasformandosi da amici della democrazia e della bella piazza in ospiti di Amici. Nel senso di Maria De Filippi. E’ stata come una illuminazione. Ecco, erano già questo dall’inizio: carne da cannone per Maria la Sanguinaria. Ma dietro c’è un pensiero, eh, non è che lo sottovalutiamo. In Italia tutti pensano: se vuoi intercettare i giovani, devi andare a cercare i giovani là dove sono, cioè ad Amici. E’ una forma di autoillusione della nostra politica, solo che di solito la magia non funziona. Ci provò Renzi vestito da Fonzie, e sappiamo com’è finita. Ci provò il predicatore Saviano, e non ha smosso un voto né un’anima. Ma la benedizione di Maria De Filippi tutti continuano a pensare che sia indispensabile, se vuoi fare il salto di qualità e diventare l’interlocutore dei giovani. Così stavolta nella sua rete sono finite le Sardine. In bocca al lupo, e magari era il posto loro.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"