Testori non poteva certo conoscere né lo spettacolo né il libro di Roberto Benigni, ma conosceva alla perfezione la tradizione a cui Benigni attinge per comporre il suo ritratto di Francesco, e la considera un “tradimento perpetrato sul corpo e sull’anima del grande, roccioso, umile, assoluto, tronchico, cruciato e inevitabile Santo d’Assisi”