“Porgo le mie scuse”. Le parole di plastica dopo 76 coltellate

Quella scelta dall'uomo che ha ucciso la fidanzata è una formula vuota, ma non è l’unica. Anche la sete di emozioni, la retorica dell’amore e le liturgie che seguono ogni femminicidio raccontano una società che parla molto e capisce molto poco

6 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 12:54
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(Foto Ansa)

“Porgo le mie scuse” è un sintagma adatto ai casi in cui si manca di rispondere a una mail fastidiosa, oppure per quando ci si dimentica di portar fuori il bidone della spazzatura condominiale; ha ragione il legale della vittima quando dice che, pronunciate dopo avere ucciso la fidanzata con settantasei coltellate, si tratta piuttosto di “parole di plastica”. È molto più vero di quanto sembri: è di plastica la pretesa di cancellare le proprie azioni mostrandosi improvvisamente contriti, ma è di plastica anche la sete collettiva di emozioni forti e di svolte improvvise nell’animo, che confonde cronaca e telenovela. È di plastica la tendenza a parlare continuamente senza chiedersi mai il senso di ciò che si dice. È di plastica la riduzione dei rapporti sociali a chiacchiericcio fatuo, è di plastica la negazione della responsabilità individuale, è di plastica l’illusione che le azioni non comportino conseguenze.
Ed è di plastica, purtroppo, anche la facile retorica secondo cui  può bastare educare le persone a principii astratti perché improvvisamente inizino a rispettarsi in concreto; è di plastica la fiducia in manifestazioni, proiezioni di film, azioni simboliche di vario genere che si verificano ahimè sempre dopo che i femminicidi sono accaduti, però non hanno forza sufficiente a impedire che ne accadano altri; è di plastica il lessico ottusamente monogamo che pervade la vulgata sulle relazioni (la passione, il rispetto, il tradimento, la scelta, il “per sempre”) senza notare che proprio lì si annida il germe del possesso che riduce l’altro a oggetto, manipolabile e controllabile, di cui disfarsi quando non conviene più; è di plastica l’insistenza sull’amore come unica chiave per la felicità, salvo poi scandalizzarsi ipocritamente quando chi non si sente amato abbastanza si vendica uccidendo. In un contesto così artificiale e vuoto, “porgo le mie scuse” assume tutto un altro senso. Sono parole di plastica, certo; ma il caso che facciano orrore non significa che destino sorpresa.