Il cavallo di Bertinotti: "Le primarie confondono, meglio un comitato centrale. Si rischia la comparsa di leader più radicali"

Parla l'ex presidente della Camera: "La sinistra in Italia non c’è. La sinistra è cosà, il centro è cosò e la destra è così. Sa cosa servirebbe al posto delle primarie? Un bel comitato centrale altrimenti hic Rhodus, hic salta"

6 OTT 26
Immagine di Il cavallo di Bertinotti: "Le primarie confondono, meglio un comitato centrale. Si rischia la comparsa di leader più radicali"

Fausto Bertinotti - foto LaPresse

“Lei sa cos’è un cavallo ruffiano? E’ quel cavallo che ti porta fuori strada, che ti fa perdere l’obiettivo, confonde. Quando sento parlare di primarie di centrosinistra mi sembra di vedere un cavallo ruffiano. Con i cavalli ruffiani non si batterà Meloni”. E poi Fausto Bertinotti cosa vede? “Un tempo di radicalità che può portare a una rivolta profonda anche in Italia. C’è disagio, più di quanto si creda”. La sinistra è disagiata? “La sinistra in Italia non c’è. La sinistra è cosà, il centro è cosò e la destra è così. Sa cosa servirebbe al posto delle primarie? Un bel comitato centrale altrimenti hic Rhodus, hic salta”.
Salto con Bertinotti da Conte, che cerca ogni pretesto per rompere l’alleanza, a Schlein, che dice adesso: “Uno non vale uno”. E’ la prima volta che la segretaria del Pd risponde a Conte, ed è anche la prima volta che si spezza il solo filo che lega il M5s alla sinistra. Quando Schlein ha pronunciato in direzione Pd la frase orgoglio, ci sono stati dei parlamentari che sottovoce si chiedevano “se uno non vale uno, allora non vale neppure il woke?”. Domando a Bertinotti, che sta per partire (“viaggio, volo”) se ritiene la sinistra capace di battere Meloni, pronta al voto, tanto da brevettare anche la sua voce, e se le primarie alla fine si faranno. Bertinotti, da ex presidente della Camera, ex segretario di Rifondazione comunista, confida che anche lui sente il rimbombo di questa parola che gli arriva alle orecchie, giorno per giorno, assillante. Mi fa capire che si tappa le orecchie, come se le tappa a Napoli, Gaetano Manfredi, il sindaco, che preferisce fare il presidente Anci, scrivere articoli sull’emergenza casa. Ecco allora che Bertinotti tira fuori dal suo portaocchiali la metafora del cavallo: “Il paese è scosso, come il cavallo quando perde il fantino. Guardi che Meloni è logorata. Non può gonfiare il petto. Gran parte del suo consenso nasce dall’incapacità della sinistra. Si è ristretto il numero di chi partecipa al voto. Quando dico che le primarie sono come il cavallo ruffiano, intendo che la sinistra sta sbagliando il percorso, parla a un mondo di sopra che non è il mondo di sotto”.
Scegliere un leader, una guida della coalizione è forse irrilevante? Bertinotti, con la sua voce rotonda, pensa che perfino Conte e Schlein rischiano di essere superati come leader da una nuova figura, un “cigno rosso”. Mi parla dunque di “nuova radicalità”, di leader che al momento non si vedono ma che potrebbero venir fuori in maniera inattesa, perfino con furia: “La sinistra non ha un problema con le primarie ma con il popolo. Anche questa discussione sulle primarie è la prova che la sinistra così ha già perso. Parigi è inondata da studenti che protestano e ribaltano cassonetti, a New York vince un sindaco musulmano. Non è più il tempo della corsa alla moderazione. Non lo è a destra e non è lo è più a sinistra”.
Gli domando chi è il nostro Mélenchon. Esiste? E’ forse Conte? Bertinotti, come D’Alema che pubblica, “Eravamo comunisti” (Feltrinelli) reintroduce gli strumenti di un tempo passato che dice sta tornando: “Se pensi alle primarie, contro la logica schiacciante del nuovo capitalismo, galleggi sull’inesistente. La scuola italiana è attraversata da un disagio profondo. Destra e sinistra stanno galleggiando su una temperatura tiepida, ma cosa accade se questa temperatura si riscalda? Stanno crescendo movimenti per le requisizioni delle case, per la Palestina. C’è un sommovimento che sta cambiando tutto e la sinistra dovrebbe stare in questo mondo di sotto, andarsi a cercare il non voto in questo sottosuolo”.
Cerchiamo una soluzione a queste non primarie? Bertinotti mi risponde allora come avrebbe risposto un dirigente degli anni Settanta: “Vede, questo problema di chi guida la coalizione si risolverebbe come lo risolvevano i comunisti: si convoca un comitato centrale oppure degli stati generali della coalizione, della durata di tre giorni. Tre giorni e scegli. Se esce di scena la politica, come sta accadenso con le primarie, sembrerà che la sinistra sia in competizione solo per il potere, per il governo. Sarà lontana dal mondo di sotto”. Altrimenti? “In Italia può scoppiare una protesta. E’ l’imprevisto che cambia la storia. C’è un bisogno di radicalità e i leader, mi creda, si trovano”. E Bertinotti come si trova a vivere questi tempi? “A volte guardo con tristezza, a volte penso a quanto di meraviglioso e interessante accade nel mondo contro la logica schiacciante del capitalismo”. E Bertinotti monta a cavallo della rivoluzione.