Politica
in Direzione Pd •
Sulle primarie i riformisti incalzano Schlein. Gori: "Una sola candidatura è un errore per tutto il partito"
Nel corso della direzione, la segretaria del Pd parla del rapporto con gli alleati ma non riserva parola sulla proposta di un voto a doppio turno e sulla possibile candidatura dell'ex sindaco di Bergamo. Malpezzi: "Con due turni si fa sintesi più ampia". Zampa: "Così il partito si chiude in un confine ristretto"

È in corso la direzione del Pd, la direzione dei sassolini che la segretaria Elly Schlein si è tolta dalle scarpe rispondendo in modo frontale a Giuseppe Conte e al duo di Alleanza verdi e sinistra. Ma al centro della riunione del partito di oggi c’era anche un altro tema, che Schlein, nel suo discorso fiume, ha scelto di non toccare: le primarie, le modalità del loro svolgimento e l’ipotesi di una candidatura doppia che esprima anche l’area riformista. Giorgio Gori era pronto, pronto per sentirsi dire “sì” o “no”, ma alla fine la scelta presa dalla dirigenza è stata quella di non affrontare il tema. Primarie a doppio turno? Primarie secche? Una sola candidatura a partito? Tutto sarà discusso all’assemblea del prossimo 18 ottobre, quando la segreteria di Elly sarà ufficialmente prorogata. Sulla questione, come spiegato da Igor Taruffi, decide per regolamento l’assemblea. Lo stesso europarlamentare del Pd, nel suo discorso, ha giudicato questa scelta “politica” come “un errore”.
“Per vincerle, e guadagnare da lì lo slancio per vincere le elezioni politiche, è necessario allargare il più possibile la partecipazione, e per farlo è importante che il Pd sfrutti fino in fondo il suo pluralismo”, ha detto Gori. Per lui “un Pd monocolore, che rinuncia a valorizzare quel pluralismo, sacrifica una parte della sua forza”. Da qui la sua proposta a candidarsi, nel corso delle ultime settimane. “Questa la nostra proposta e la risposta è arrivata non dalla segreteria di ieri, ma a mezzo stampa”, dice rivolgendosi a Schlein. E spiega: “La sintesi sta in quattro parole: non se ne parla. Non nascondiamoci: la scelta è politica”, asserisce. E non usa mezzo termini: “Questa scelta è un errore. Ma non per me, ma per il Pd tutto”. E continua: “Io sono per allargare il più possibile il perimetro della coalizione, ci mancherebbe. Fosse per me proverei a includere anche Calenda. Ma contesto in radice l’idea che questo lavoro, il dialogo con le componenti centrali della società italiana, il Pd lo debba esternalizzare, subappaltare, dare in outsourcing. Contesto l’idea che si debbano regalare voti decisivi ad altre forze politiche” (il riferimento è a Franco Gabrielli).
Gori non è stato l’unico a parlare di primarie.
Anche la senatrice Simona Malpezzi condivide l’idea dell’europarlamentare. “Non ho paura delle primarie, sono lo strumento che il Pd ha costruito e mi dispiace del dibattito stucchevole sulle primarie. Non nascono per una resa dei conti, non sono una competizione fra segretari". E spiega: “Oggi sembra che un pezzo di Pd abbia paura delle primarie, non dobbiamo averne paura, ma fare in modo che funzionino”. Secondo la dem “non devono diventare una battaglia fra apparati, devono allargare il consenso oltre i confini dei singoli partiti”. Quindi: “Devono essere aperte e organizzate su due turni perché il secondo turno permette di arrivare a una sintesi più ampia. Il voto deve avvenire in presenza perché in questa fase storica la manipolazione dei processi democratici è una preoccupazione concreta e la sicurezza del voto e l'identificazione degli elettori non sono secondari”. Quindi, conclude Malpezzi, “penso che ci sia bisogno di uno sforzo ulteriore, che ci sia il protagonismo di tutto il Pd in questo programma, tute le culture politiche devono costruire una sintesi autentica”.
Sul tema ha parlato anche la senatrice Sandra Zampa. Dopo essersi scagliata contro l’ipotesi di votare online alle primarie, ha attaccato le scelte della leadership, sulla scia di Gori. “Il Partito Democratico oggi torna a chiudersi in un confine molto ristretto negando la possibilità di altre candidature, perché abbiamo sentito, e mi pare che l'intervento del segretario lo abbia chiarito più di qualunque altro, che oggi il Partito Democratico appalta all'esterno un compito, un ruolo, una cultura che un tempo aveva”.
La scelta di Schlein di scansare il tema non sembra essere piaciuta all’area riformista. Che oggi, come è in grado di riferire il Foglio, attendeva una risposta da parte della segretaria. La discussione sarà quindi affrontata tra due settimane. Ma la risposta-non risposta sembra chiara.