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Gabrielli scende in campo con Ruffini: “Vannacci è la prova del fallimento del governo sulla sicurezza”
L'ex capo della Polizia al Corriere: “Ho deciso, accompagnerò il progetto di Più Uno senza chiedere ruoli o garanzie”. Collocazione “senza ambiguità” nel centrosinistra, nessun veto su Renzi, primarie solo dopo il programma. E sull'Ucraina: “Giusto continuare a sostenerla anche sul piano militare”

Franco Gabrielli entra in politica. “Sì, ho deciso”, dice ad Aldo Cazzullo in un'intervista al Corriere della Sera. L'ex capo della Polizia, poi sottosegretario con delega alla sicurezza nel governo Draghi, non fonderà un partito suo: “Accompagnerò un progetto già in cammino: quello di Ernesto Maria Ruffini”, cioè Più Uno. Lo fa, spiega, “senza chiedere ruoli o garanzie”. “Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa”.
La collocazione è “nel centrosinistra, senza ambiguità. Non cerchiamo un'equidistanza tra destra e sinistra”. Gabrielli non vuole un centro autosufficiente, “destinato all'irrilevanza”, ma un'alleanza da rendere “più larga, credibile e capace di governo”. Sui possibili compagni di strada non mette veti. Su Renzi dice: “Se compilassimo per ciascuno una graduatoria retrospettiva di affidabilità, non riusciremmo neppure a sederci attorno a un tavolo”. A Calenda invece lascia aperta la porta senza tirarlo per la giacca: “Spetterà a noi costruire una proposta tanto interessante da interpellare anche lui”. Il confronto con Onorato è “utile”, ma “includere non significa mettere insieme tutto e il contrario di tutto”.
Sulle primarie, Gabrielli chiede di rispettare “l'ordine delle cose”: prima programma, perimetro e regole comuni, poi eventualmente la scelta del leader. Altrimenti “sarebbe un suicidio organizzare le primarie come una conta tra partiti”. Ruffini ha dato la sua disponibilità a correre, “ma la candidatura deve essere al servizio di un progetto”.
Il cuore dell'intervista però è la sicurezza, il suo mestiere per trentotto anni. Ed è lo stesso giorno in cui Renzi apre la Leopolda con De Luca per dire che il centrosinistra deve andare all'attacco su questo tema. Per Gabrielli, la crescita del generale è un atto d'accusa contro Palazzo Chigi: “Il successo di Vannacci è anche la dimostrazione del fallimento del governo, soprattutto sui temi dell'immigrazione e della sicurezza. Vannacci dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all'opposizione”. Gabrielli ricorda che l'Italia resta uno dei paesi più sicuri per i reati violenti, ma che i reati di strada, come rapine e borseggi, sono aumentati. E avverte che le paure “non vanno né alimentate né negate: vanno comprese e governate”. La sua ricetta tiene insieme controllo del territorio e intervento sulle cause, perché “la sicurezza è una funzione di polizia; non è mai soltanto un problema di polizia”. Sull'immigrazione propone flussi legali, procedure rapide, rimpatri effettivi e integrazione, con un ministero o un'agenzia unica.
Alla domanda sui segreti di un ex capo della Polizia, risponde secco: le informazioni “appartengono allo stato” e i dossieraggi “non fanno parte della mia cultura istituzionale”. E sull'Ucraina, il tema che più divide il campo largo, prende una posizione chiara: “Ritengo giusto continuare a sostenere l'Ucraina, anche sul piano militare, affinché possa difendersi”. Con una condizione sulla pace: deve “fermare la guerra, senza premiare l'aggressione; altrimenti prepara semplicemente la guerra successiva”.