Esteri
Spagna al voto •
Sánchez è debole, ma la storia dice che con lui le partite non sono mai chiuse
Stavolta sarà ancora più difficile, visti i sondaggi che danno una larga maggioranza di Pp e Vox. Ma il premier spagnolo ha costruito sull’ostinazione la sua identità
6 OTT 26

“Sta per finire, ma voglio vederlo con i miei occhi perché mi ricorda il cattivo dei film: proprio quando pensi che sia tutto finito, ti afferra per la caviglia”. Quella di Isabel Díaz Ayuso, presidente della comunità di Madrid e acerrima nemica di Pedro Sánchez, è la descrizione politica più completa del premier socialista spagnolo. Perché ne definisce totalmente l’ostinazione, che da un lato infonde speranza nella sua parte anche quando tutto sembra perso, e dall’altro alimenta l’angoscia degli avversari anche quando pare ormai fatta. “Voglio vedere i titoli di coda e sapere che è davvero finita”, diceva Ayuso alla vigilia del voto del 23 luglio 2023, quando Sánchez era dato per spacciato. E invece ha afferrato un’altra legislatura per la caviglia e ora cerca di farlo di nuovo convocando le elezioni anticipate.
Su questa ostinazione lo stesso Sánchez ha costruito la sua identità, a partire dal “Manuale di resistenza”, il titolo della sua autobiografia pubblicata nel 2019 che, appunto, raccontava la riconquista della segreteria del Psoe, dopo essere stato defenestrato nel 2016 per essersi opposto alla scelta del partito di far partire il governo del popolare Mariano Rajoy. Sánchez fece il giro della Spagna a bordo di una Peugeot, vinse le primarie contro l’apparato e ricostruì il partito a sua immagine e somiglianza. Nel 2018 è arrivato alla Moncloa con una mozione di sfiducia. Nel 2019 dopo un paio di elezioni senza maggioranza è riuscito a formare il primo governo di coalizione della Spagna democratica con l’estrema sinistra di Podemos. Nel 2023, dopo una pesante sconfitta alle regionali, anticipa la fine della legislatura. Sembra davvero la fine, ma non è così. Il Partito popolare dello scialbo Alberto Núñez Feijóo vince, ma senza ottenere la maggioranza assoluta con Vox. Sánchez così tira fuori un altro coniglio dal cilindro: allarga la coalizione agli indipendentisti baschi e catalani, di destra e di sinistra. Con l’appoggio esterno di EH Bildu, braccio politico degli ex terroristi dell’Eta, e dei secessionisti di Junts, il cui leader Carles Puigdemont è latitante in Belgio e a cui offre l’amnistia in cambio dei voti, riesce a far partire un nuovo governo.
La legislatura è stata un calvario. Il governo non ha mai realmente avuto una maggioranza parlamentare, tanto che – in violazione della Costituzione – non è mai stata neppure presentata una legge di Bilancio. Si sono aggiunti gli scandali giudiziari, con le accuse di corruzione che hanno coinvolto i suoi familiari, come il fratello David condannato per un concorso truccato per fare il direttore d’orchestra in una provincia socialista, alla moglie Begoña Gómez ora a processo per traffico di influenze. Si sono poi aggiunti i gioielli non dichiarati trovati nella cassaforte dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero, considerato un “faro morale” dal Psoe, nell’ambito di un’inchiesta per traffico di influenze. Per non parlare dei processi per corruzione che hanno portato in carcere gli ex segretari organizzativi del Psoe, José Luis Ábalos e Santos Cerdán, due fedelissimi di Sánchez dai tempi del viaggio in Peugeot. Si è poi aggiunta la crisi di Ceuta, con l’arrivo nell’exclave spagnola di 80 mila migranti provenienti dal Marocco: una catastrofe politica e umanitaria. Nel mezzo tutte le elezioni regionali perse e i sondaggi in calo. Sembrava davvero finita, ma Sánchez ha sempre resistito contro l’avanzata dell’ultraderecha.
Così appena ha visto nascere le proteste per l’aumento del costo della casa, innescate dallo sfratto dell’anziana Maricarmen, le ha cavalcate. Ha portato due decreti in Parlamento, ben sapendo che sarebbero stati bocciati. Così la piazza, arrabbiata per un fenomeno esploso durante gli otto anni di governo socialista, se l’è presa con l’opposizione. E Sánchez ha immediatamente anticipato le elezioni previste per il 2027, cogliendo l’unica finestra politica d’opportunità in cui può inclinare il campo della campagna elettorale a suo favore, prima di altre brutte notizie sul fronte giudiziario. Il premier ha colto di sorpresa anche i suoi alleati a sinistra, sempre più frammentati, che ora rischiano di essere prosciugati dal Psoe. Stavolta sarà ancora più difficile, visti i sondaggi che danno una larga maggioranza di Pp e Vox, vincere le elezioni. Ma sicuramente Sánchez può puntare a un buon risultato, che lo rilanci come unica alternativa alla destra dopo le elezioni. In ogni caso, Ayuso e gli altri avversari terranno d’occhio la caviglia fino ai titoli di coda.