Esteri
Dagli sfratti alle elezioni •
Junts fa cadere il governo Sánchez bocciando i decreti sulla casa dopo il caso Maricarmen
La bocciatura dei decreti sulla casa certifica la rottura con gli indipendentisti catalani e lascia Sánchez senza una maggioranza in Parlamento: in Spagna si va verso le elezioni anticipate, mentre il premier cerca di recuperare il consenso della sinistra radicale

Pedro Sanchez - foto Ansa
Oggi venerdì 2 ottobre si è visto in Spagna il giorno della marmotta. Perché un decreto contro gli sfratti il parlamento di Madrid l'aveva già bocciato in aprile, sempre a causa del "no" dei deputati di Junts, il partito degli indipendentisti catalani che nel 2023 hanno accettato di dare l'appoggio esterno a un governo del Psoe (che le elezioni le aveva perse) in cambio di leggi più favorevoli all'autonomia regionale e dell'amnistia ai leader condannati (o ancora da processare per il tentativo di secessione del 2017). La scena si è ripetuta oggi per i due decreti sulla casa ispirati al "caso Maricarmen", lo sfratto di un'anziana inquilina che ha fatto scendere in piazza centinaia di attivisti indignati. È da almeno un anno che Junts ha fatto sapere a Sánchez di non poter più contare sui suoi voti.
Esattamente un anno fa era caduta allo stesso modo anche la legge sulla riduzione dell'orario settimanale di lavoro; per non parlare delle leggi di Bilancio, che in questa legislatura non hanno mai visto la luce e Sánchez era ormai arrivato al punto di non presentarle neppure, come è successo l'anno scorso e come probabilmente accadrà quest'anno. Il premier socialista ha preferito ignorare la scomparsa della sua maggioranza parlamentare e optare per il "noi tireremo diritto", ma i nodi pian piano sono venuti al pettine. Gli attivisti di estrema sinistra, che sulla casa esigono misure a dir poco draconiane, gli urlano "dónde está el gobierno progresista". Effettivamente non c'è. Nei corridoi del Congresso lo ha ricordato il leader del Partito popolare (Pp), Alberto Núñez Feijóo: "Sánchez non ha né il parlamento né la piazza". Parlava ai media alla fine di una plenaria in cui tutti pretendevano di prendere la parola "in nome del popolo" e della "gente".
In realtà tutti i partiti, a cominciare dai più grandi, sono balene che hanno in pancia il nemico che fingono di prendere di mira. Uno studio pubblicato di recente dal Cis (Centro studi sociologici, molto vicino al governo) e ripreso in questi giorni dal quotidiano El Mundo rivela che sia il Psoe sia il Pp contano su elettori che nell'81 per cento dei casi possiedono immobili. È la Spagna dei piccoli proprietari, molti di loro vedono di buon occhio il generico intervento statale "contro la speculazione", ma sono assai meno consenzienti con gli interventi sulla proprietà privata, per esempio quando si tratta di aumentare l'imposta successoria sugli immobili. Il risultato è che tutti si buttano sullo spauracchio dei "fondi avvoltoio", rigorosamente definiti "stranieri" (quando non "sionisti"), anche se poi la società che stava cercando di raggiungere un accordo con la vecchia Maricarmen era una piccola e media impresa spagnola con otto dipendenti, mentre il governo di Madrid nel 2024 ha venduto per oltre 200 milioni di euro un edificio del ministero delle Finanze a BlackRock per farci 153 alloggi di lusso e una residenza per studenti.
Ma adesso per Sánchez è venuto il momento di cavalcare il cavallo imbizzarrito della piazza, sebbene forse non gli convenga imboccare una via troppo "melenchoniana". Per sabato è prevista una grande manifestazione a Madrid, ma l'idea delle varie sigle coinvolte è quella di smontare l'accampamento di Puerta del Sol per moltiplicare la protesta in tutta la Spagna. Se Sánchez decide di anticipare le elezioni, può solo sperare che proprio la sinistra più radicale veda nel suo partito l'unico capace di far fronte alle destre. I sondaggi le danno in testa: Pp e Vox si contenderanno la fetta di elettorato più grossa, mentre le sinistre si litigheranno il voto utile "antifascista".
Quanto ai partiti regionali, un assaggio lo abbiamo avuto durante il dibattito di oggi in Aula. Sinistra catalana ha votato a favore e il suo portavoce Gabriel Rufián ha dedicato tutto l'intervento ad accusare la portavoce di Junts di coltivare inconfessabili interessi immobiliari. A sua volta, Junts teme il fantasma di Alleanza catalana, il partito fondato dalla sindaca di Ripoll, Sílvia Orriols, che da tempo schizza nei sondaggi e fa paura a tutti. Il deputato del Pp Juan Bravo, il primo a intervenire in Aula stamattina, ha esordito ringraziando gli agenti di polizia (che all'esterno proteggevano il palazzo del Congresso dalla marcia degli indignados) nel giorno del loro patrono: i santi Angeli custodi. Da qui alle elezioni, però, ognuno si porterà dietro il proprio vampiro custode.
