La falsa narrazione sul caso "Maricarmen" del governo Sánchez

Il caso dell'87enne sfrattata diventa il pretesto per i decreti di Sánchez che congelano gli sfratti e rinnovano i contratti fino al 2030. L'economista Diego Sánchez de la Cruz al Foglio: "Una campagna populista e manipolatoria". E avverte: i controlli sugli affitti rischiano di aggravare la crisi abitativa spagnola

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L'87enne Maricarmen Abascal è infine tornata nella casa di Madrid da cui era stata sfrattata dopo averci vissuto 70 anni. La querelle, oltre a un'ondata di manifestazioni, ha dato spunto ai due decreti con cui Pedro Sánchez propone di vietare gli sfratti fino al 2030 e garantire il rinnovo automatico dei contratti di locazione. "Il governo Sánchez è molto debole e in grave crisi di consenso. Cerca di spostare il dibattito sulla questione abitativa in modo che non si parli dei casi di corruzione del governo e anche di problemi urgenti e reali come l'immigrazione e, soprattutto, la crisi di Ceuta", dice al Foglio Diego Sánchez de la Cruz, direttore delle ricerche dell'Instituto Juan de Mariana e autore del libro "Il modello Madrid. Una rivoluzione liberale 1995-2025" (Ibl libri).
Diego Sánchez de la Cruz ritiene che "i media e gli ambienti politici vicini al governo hanno spiegato il caso di questa donna di 87 anni sotto sfratto in modo populista e manipolatorio". Indubbiamente, la storia di una vecchietta che all'improvviso appare buttata in mezzo alla strada fa impressione. "Il punto è che questa donna paga un affitto di un ammontare tipico dell'èra franchista. Poiché il suo contratto era scaduto e si erano già svolte diverse procedure legali, le è stato comunicato che i proprietari della casa volevano prenderne possesso. Ma alla donna erano state offerte due alternative. In altre parole, non è vero che sarebbe stata lasciata in strada".
Quali alternative? "Credo che siamo quasi tutti d'accordo che in uno stato moderno se una persona non continuare a pagare l'affitto non dovrebbe finire per strada. E infatti sia la Comunità di Madrid sia il Municipio le avevano offerto un alloggio in una Vivienda Social. Lei vive in una casa di 140 metri quadrati vicino al Parco del Retiro, una delle zone più eleganti di Madrid, e pagava 500 euro al mese, che ovviamente per i proprietari non era redditizio. Ma lei ha detto di no, consigliata da gruppi di estrema sinistra che si sono mobilitati. E alla fine la società proprietaria ha sostanzialmente ceduto, colpita da una campagna brutale. In realtà non è una grande azienda come è stato detto, e meno che mai un fondo avvoltoio. Ma una piccola società immobiliare con otto dipendenti, cui hanno persino spedito scarafaggi nell'ufficio. Sono stati minacciati, gli hanno organizzato contro manifestazioni, sono stati pubblicamente presi di mira dal governo, e alla fine hanno capito che era impossibile per una piccola azienda sopravvivere a tutta questa propaganda e soprattutto a tutte queste molestie dal parte delle istituzioni statali, che hanno usato il caso come un'esca".
E quale sarà il presumibile risultato dei nuovi decreti? "Continueremo ad avere gli stessi problemi che avevamo già nel mercato degli affitti, solo che saranno ancora più gravi. Da quando il governo di Pedro Sánchez ha iniziato a controllare i prezzi degli affitti e ha iniziato anche a rendere più facile occupare abusivamente o rescindere i contratti, quello che succede è che nessuno vuole più affittare. Per questo ci sono sempre meno immobili in affitto e, di conseguenza, trovarne uno libero sta diventando un problema molto serio sia per i giovani che per i meno giovani".
Ci sono sondaggi secondo cui il 48,8 per cento degli spagnoli considera la questione abitativa un problema serio. E stime secondo cui gli investimenti nel settore immobiliare dovrebbero raddoppiare fino al 10 per cento del pil per risolvere il problema, dal momento che il deficit tra domanda e offerta è di 2,1 milioni di unità. Nella situazione attuale ci vorrebbero 60 anni per risolvere il deficit abitativo. "Al momento – dice Sánchez de la Cruz – il deficit esistente equivale all'ipotesi che in Spagna non venga costruita una sola casa per dici anni. Se si vuole risolvere il problema, è impossibile pensare che rendere l'affitto economicamente non sostenibile convinca qualcuno a investire in nuovi alloggi per poi metterli sul mercato. In più ci sono tutte le rigidità che il governo sta introducendo con un sistema di pianificazione urbanistica molto complesso e una burocrazia abitativa molto rigida. In Spagna – conclude il direttore dell'Instituto Juan de Mariana – per realizzare un nuovo complesso residenziale bisogna aspettare dieci anni per le procedure amministrative".