I dati Istat raccontano trent'anni di socialità più rada: meno incontri a casa, più vite in solitaria

Chi (non) viene a cena. In trent’anni gli italiani vedono meno gli amici, vivono più spesso da soli e trasformano il tempo libero in tempo individuale. Non è scomparsa l’amicizia: è diventato più difficile trovare il tempo e la voglia di stare insieme

6 OTT 26
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Foto realizzata con ChatGPT

C'è un dato, nell'articolo di Derek Thompson sull'Atlantic, che fa più impressione di tutti gli altri. Nel 1975 il 42 per cento degli americani diceva di invitare amici o parenti a casa almeno una volta al mese. Nel 2026 è il 12 per cento. In mezzo secolo, meno 70 per cento. Non è soltanto scomparsa la cena con il tovagliolo buono: si è ridotta la socializzazione faccia a faccia in generale. Gli americani vanno meno dagli amici, organizzano meno feste, passano più tempo a casa e hanno costruito, con streaming, smartphone e intrattenimento personalizzato, un tempo libero che non ha più bisogno degli altri.
E in Italia? La risposta corretta è: non possiamo dimostrare che sia crollata la "cena a casa", perché non esiste una serie storica italiana equivalente. Ma possiamo verificare qualcosa di molto vicino. L'Istat ha ricostruito trent'anni di vita quotidiana. Nel 1993 il 72,9 per cento degli italiani dai sei anni in su vedeva uno o più amici almeno una volta alla settimana. Nel 2023 la quota è scesa al 58,8 per cento: quattordici punti in meno. Parallelamente sono aumentati quelli che gli amici li vedono soltanto qualche volta al mese o durante l'anno. Non è una fotografia della pandemia: il grafico mostra una discesa lunga, iniziata molto prima del Covid. Il fenomeno attraversa quasi tutti. Tra gli uomini la frequentazione settimanale degli amici è passata dal 78 al 62,9 per cento; tra le donne dal 68,1 al 54,9. Perfino tra i 6-24enni si scende dal 94,5 all'83,5 per cento. E il Sud resta più socievole del Nord-ovest: 64,2 per cento contro il 54,7 per cento.
Non è ancora il deserto sociale americano. Nel 2023 il 71,5 per cento degli italiani sopra i 14 anni dice di avere amici su cui poter contare in caso di necessità, oltre quattro punti in più rispetto a dieci anni prima. Insomma, l'amicizia non sembra morire. Sembra diventare meno frequente. Più solida in teoria, più intermittente nella pratica. Ci si vuole bene, ci si sente, ci si aiuta se serve, ma ci si vede meno. Qui la storia italiana comincia ad assomigliare a quella raccontata dall'Atlantic. Non perché Netflix abbia abolito la carbonara tra amici, ma perché la struttura della vita si è modificata. Nel 1993-94 le famiglie composte da una sola persona erano il 21,1 per cento; oggi sono oltre il 37 per cento. Le coppie con figli, che erano quasi metà delle famiglie, sono scese sotto il 30 per cento. E anche quando abbiamo più tempo libero, non è detto che lo trasformiamo in tempo condiviso.
La parte più convincente dell'articolo di Thompson è proprio questa. La modernità non ci ha necessariamente rubato il tempo; ci ha regalato alternative sempre più facili alla fatica di coordinarsi con gli altri. Una cena richiede telefonate, orari, spesa, cucina, casa da sistemare, figli da incastrare, allergie da ricordare e il rischio, gravissimo, che la serata sia mediocre. Uno schermo non chiede nulla. Forse è questa la chiave anche italiana. Non siamo diventati improvvisamente misantropi. Abbiamo semplicemente costruito una vita in cui stare da soli costa meno fatica che stare insieme. Il punto interessante, allora, non è chiedersi se siano finite le cene tra amici. E' chiedersi quando abbiamo cominciato a considerarle un impegno invece che un piacere. E se la vera povertà del nostro tempo non sia avere sempre più strumenti per riempire una serata e sempre meno occasioni per apparecchiare un tavolo.