Politica
L'incognita •
Il Pd teme l’asse AVs-M5s e aspetta la scelta di Fratoianni e Bonelli sulle primarie. Schlein e Conte da Franceschini
I sondaggi e le sponde tra Movimento e rossoverdi alimentano i sospetti dei dem in vista del programma e delle primarie. Intanto i due leader rivali si incrociano alla presentazione del libro dell'ex ministro della Cultura (ma non siedono vicini)
6 OTT 26

Calcoli e sospetti. E poi un’incognita: Avs. Perché uno non vale uno, certo. Ma cosa succede se in due valgono quanto il Pd, o forse qualcosa in più? Dopo quello che i dem hanno ribattezzato Elly pride, i messaggi a distanza tra i due alleati-rivali, Schlein e Conte tornano a incrociarsi a Roma, al Teatro Sala Umberto, nel segno di Dario Franceschini. Si presenta l’ultima fatica letteraria dell’ex ministro della Cultura – La Fiuma. Il parterre (politico) è di quelli importanti, la sala è piena. C’è una foltissima truppa dem, e non solo. Si vede Maria Elena Boschi, Paolo Gentiloni e poi anche Gianni Letta. La segretaria del Pd arriva all’inizio e prende posto, poco più tardi arriverà anche il leader del M5s, prima di tutto in nome “dell’amicizia personale” con Franceschini. I due non si siedono vicini, ma è comunque un piccolo segnale. Si parla di donne e diritti, di femminismo – temi che ruotano intorno al romanzo. C’è spazio anche per la Costituzione “che gli italiani hanno difeso” di recente, ricorda l’autore. Ma a tener banco, dietro il palco e la letteratura, ci sono i soliti nodi del campo largo e le nuove tensioni emerse dopo la direzione Pd. Tanto che Serena Dandini – sul palco con Viola Ardone e Paola Turci – prova a scherzarci su, rivolgendosi a Schlein e Conte: “Abbiamo chiuso le porte del teatro, restate qui finché non scrivete il programma”. Fosse facile, di questi tempi. E Franceschini, che nell’assemblea dem è intervenuto per sostenere la sua la sua leader, lancia un monito. “Per il programma servono le idee dei partiti, poi però serve un sintesi”.
Al netto degli annunci, non sarà semplicissima. Anche perché tra i dem nelle ultime ore s’affacciano timori e calcoli. Si guardano pure i sondaggi e l’ultimo, quello pubblicato ieri dal Fatto, ha sollevato qualche interrogativo: il Pd resta la prima forza del campo largo ma un’altra volta è al di sotto del 20 per cento. E di nuovo, dopo la rilevazione di Pagnoncelli della scorsa settimana, avrebbe meno consenso di M5s-Avs. Ultimamente l’accoppiata si è mossa in sintonia su vari dossier. Nessuno nel Movimento e tra i rossoverdi ha apprezzato le parole pronunciate da Schlein durante la direzione Pd. E ieri Bonelli lo ha ribadito: “Ci si confronta sulle idee, non su chi conta di più o di meno, in base ai numeri. I numeri contano, ma contano anche molto le idee”. Parole che ricalcano una tesi sostenuta pure da Conte. Bonelli continua anche a ripetere che le primarie – “divisive” – andrebbero evitate, non è persuaso dalla tesi del Nazareno secondo cui la mobilitazione dei gazebo darà la spinta per battere Meloni. Qualche dubbio – è noto – circola anche tra molti esponenti dem di alto rango. Il gruppo dirigente tirerà la volata alla segretaria, ma ha notato certe corrispondenze tra Pd e Avs, che nelle ultime settimane si sono fatte più frequenti: prima lo stop congiunto dopo la lettera sull’energia di Schlein a Meloni, poi la proiezione di Naza organizzata da M5s-Avs, a cui Schlein ha deciso di partecipare solo all’ultimo, e ancora la ferma avversione al ddl antisemitismo, mentre il Pd si lacera al suo interno. E soprattutto il no alle armi a Kyiv: il punto su cui Conte intende giocarsi la sua partita. Così al Nazareno hanno cominciato a chiedersi: cosa faranno i rossoverdi? Bonelli, al di là delle speranze, non sembra credere più al terzo nome, nonostante si sia tornato a parlarne. Di Roberto Gualtieri soprattutto, ma anche di Gaetano Manfredi e Pier Luigi Bersani – quest’ultimo con una certa dose di tatticismo da parte dei pentastellati. “Se non c’è un’intesa politica, non c’è molto da fare”, mette agli atti.
Non restano insomma che i gazebo, le regole, e un’intesa programmatica da trovare al più presto. Ma Avs avrà un suo candidato? “Lo diremo a tempo debito”. Prende tempo il leader verde, anche se nelle scorse settimane sia lui che Fratoianni avevano lasciato intendere che i rossoverdi avrebbero avuto un proprio nome, assicurando: “Sarà fortemente competitivo”. Nel frattempo il quadro è cambiato così come i convincimenti: perché le primarie, la scelta del candidato – uno dei due leader o un terzo? – potrebbe avere ricadute dirette sui rossoverdi. Bonelli sarebbe più cauto, mentre Fratoianni più propenso a schierare in ogni caso un profilo in quota Avs, per tenere il punto sulle proprie questioni identitarie e per non perdere la vetrina mediatica, voti. Una forma di compensazione potrebbe passare dal listone previsto dalla nuova legge elettorale, con il premio di maggioranza. Ma se il campo largo non dovesse farcela? Si continuerà a ragionare, anche al tavolo del programma, con la consapevolezza che dalla scelta di Avs passa anche la contesa tra Conte e Schlein. E le prossime mosse degli alleati-rivali.