La “guerra ombra” denunciata da Berlino è già sul confine d’Europa

Droni, jet, sabotaggi, cavi sottomarini, minacce nucleari e truppe stanno cambiando il fianco orientale della Nato. Dall’Artico al Mar Nero, la pressione è già cominciata

6 OTT 26
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(Foto Ansa)

Per capire che cosa sta succedendo sul confine orientale dell’Europa conviene partire da Berlino, non da una trincea. Il capo dei servizi segreti tedeschi, Martin Jaeger, ha detto che la Germania corre un rischio crescente di conflitto violento con la Russia e ha definito quella di Mosca una “guerra ombra”: cyberattacchi, droni, sabotaggi, operazioni clandestine. Ma il perimetro della sicurezza europea non comincia più quando un carro armato supera una frontiera: comincia molto prima.
Guardando la carta da nord a sud, la cronaca è impressionante. In primavera unità russe specializzate nella guerra sottomarina sono state intercettate vicino alle Svalbard mentre, secondo fonti occidentali, simulavano un’operazione contro cavi strategici. Nel Golfo di Finlandia, a fine settembre, caccia svedesi e finlandesi hanno intercettato velivoli militari russi.
Poi ci sono i Baltici. Nel 2026 la Nato ha trasformato il vecchio air policing in una vera postura di difesa aerea. L’Estonia sta spostando stabilmente le principali unità da combattimento più vicino alla Russia. La nuova dottrina si chiama “active defence”: non prepararsi a perdere territorio per poi riconquistarlo, ma impedire che venga occupato. E’ la lezione più concreta tratta dall’Ucraina.
Al centro c’è Kaliningrad, l’exclave russa tra Polonia e Lituania, fortezza di missili e difesa aerea ma anche punto vulnerabile perché separato dal resto della Russia. A fine settembre Mosca ha avvertito la Nato che potrebbe ricorrere all’arma nucleare se l’exclave venisse isolata o attaccata. Mark Rutte ha risposto che non esiste oggi una minaccia imminente di attacco russo e che un’operazione contro Finlandia, Baltici o Polonia richiederebbe preparativi militari visibili. E’ un punto essenziale: deterrenza non significa profezia di guerra.
Più a sud, però, gli allarmi non sono teorici. Dopo diverse incursioni di missili e droni russi nello spazio aereo polacco, Lublino ha riaperto un rifugio della Guerra fredda. E a Lipsia, in agosto, Berlino ha attribuito alla Russia un tentato attacco con droni contro l’aeroporto.
La risposta occidentale ha due nomi: Baltic Sentry ed Eastern Sentry. La prima protegge cavi, gasdotti e infrastrutture sottomarine nel Baltico; la seconda rafforza il fianco orientale con caccia, navi, sistemi antiaerei e capacità anti-drone. E’ il tentativo di togliere a Mosca l’area grigia, quella fascia in cui un sabotaggio sembra troppo piccolo per l’articolo 5, un drone troppo ambiguo per una risposta.
Qui stanno i due errori da evitare. Il primo è raccontare tutto come se l’invasione della Nato fosse dietro l’angolo: non lo è, secondo la stessa Alleanza atlantica. Il secondo è usare questa cautela per concludere che non stia accadendo nulla. Sta accadendo molto: incursioni, sabotaggi, pressioni sulle infrastrutture, minacce nucleari. Non è la guerra tra Russia e Nato. E’ la competizione per capire quanto ci si possa avvicinare alla guerra senza farla scoppiare. La deterrenza serve esattamente a questo: impedire che l’ambiguità diventi un vantaggio. Rendere evidente che non esiste un cavo nel Baltico, un aeroporto, un confine o un pezzo di cielo abbastanza marginale da poter essere violato senza conseguenze.