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Nostalgia di “casa di nonna”? Non solo. I giovani alla scoperta del vintage
Mentre perdura la crisi del grande mobile ottocentesco, una crescente attenzione sembrano riscuotere presso le nuove generazioni l’arredamento, l’oggettistica, l’abbigliamento della seconda metà del’900. Una tendenza etichettata, soprattutto all’estero e sui social, come “grandmacore”. E in Italia? Viaggio fra gli operatori del Mercanteinfiera a Parma
Sui social network e sui blog lo chiamano “grandmacore”: la tendenza da parte delle nuove generazioni a costruirsi stili di vita, abbigliamento, e soprattutto arredamento di casa, che si ispirano ai tempi delle loro nonne. La parola chiave di questa moda è “cozy”, cioè confortevole, accogliente, e apre a un mondo di abiti e suppellettili vintage, tovaglie ricamate, mobili in legno massello, libri, plaid e chincaglieria un po’ ovunque. Si rivalutano il ricamo e l’uncinetto. Con un piacere per l’accumulazione che sembra quasi un rigetto del minimalismo imperante fino a qualche anno fa. A guardare le foto su social come Pinterest, l’impressione è più di una reinterpretazione forse un po’ stereotipata di quello che si immagina fossero le case delle nonne, soprattutto scandinave o anglosassoni, qualche decennio fa, piuttosto che di un recupero di pezzi originali. Ma proviamo ad allargare lo sguardo e scoprire se, più in generale, in Italia c’è un ritorno dei giovani ai mobili, all’oggettistica, e alle atmosfere della seconda metà del Novecento, che è poi il periodo in cui i nonni dei millennials e della Generazione Z mettevano su casa. L’occasione per farsi un’idea è Mercanteinfiera, manifestazione che si sta svolgendo nella sua edizione autunnale dal 3 all’11 ottobre, alle Fiere di Parma: un appuntamento dedicato all’antiquariato, al modernariato di design e al collezionismo. Centinaia di operatori che possono funzionare come termometro del mercato.
Sentiamo Yonni Ghirardelli, il cui negozio, Mobilart, si trova a Vercelli. L’interesse dei giovani per i mobili degli anni ‘50 e ‘60 è, ci spiega, un fenomeno nuovo, non un ritorno. “Fino a una ventina di anni fa, questa moda non c’era: eravamo tendenzialmente più rapportati al mobile antico”. Oggi, continua, le nuove generazioni fanno più fatica a collocare quel tipo di mobile nelle proprie case. Perché cambiano i gusti, cambiano le mode. E a volte anche l’antiquario cambia il modo di commerciare e cambia epoca. “Io vengo dal mondo dell’antiquariato e poi, una ventina di anni fa, mi sono avvicinato al mondo del vintage, del design”, ci racconta Santino Castiglia, di Castiglia Gallery (Palermo). In questi ultimi vent’anni, ci spiega, non solo c’è stato un avvicinarsi dei giovani a questo mondo, ma un crescendo di questo tipo di “moda”. E così si sono alzate le quotazioni di mercato di molti oggetti di design italiani o esteri. “Tant’è vero che anche nelle nuove produzioni le grandi case di distribuzione stanno ricopiando i periodi dal ‘60 in poi. Anche gli anni ‘70, con i colori molto forti che c’erano allora, vanno sicuramente di moda”.
Un punto di vista diverso ce lo offre Maurizio Marzadori, di Freak Andò (Bologna). “I giovani si avvicinano a un mondo che noi definiamo dell’archeologia industriale”, ci racconta. Capita che, girando per i negozi che vendono i jeans e articoli simili, le nuove generazioni “vedano gli arredi fatti di questi vecchi mobili da officina, ad esempio le cassettiere, con le vernici scrostate, e qualcuno se ne entusiasmi”. E poi ci sono dei giovani, “quelli con una certa cultura”, che si avvicinano anche al design italiano. Ai grandi progettisti. E cita Gio Ponti, Ico Parisi, Marco Zanuso. “In italia piace molto mescolare il modernariato all’antiquariato, o anche al moderno”, ci dice Gianluca Bertoncelli di Chi cerca trova (Castelfranco Emilia, Modena). Giocare con le epoche e con gli stili, insomma.
Ma attenzione. “I giovani si avvicinano, sì, ma a qualcosa di modernariato strano, non al classico mobile in noce di una volta”, ci confida Stefano Galvani che ha la sua attività, Caprice Italia, a Montefiorino (Modena). Cercano insomma le curiosità? “Quelle della fine del secolo scorso, non impegnative, meglio se hanno un nome…”. E ci indica un bel biliardino (che alcuni chiamano calciobalilla) come esempio. Fred Zedda lavora in Trinca & Branca, negozio del centro di Torino vicino al grande mercato di Porta Palazzo. “Lì ho visto effettivamente un sacco di ragazzi comprare vecchi piatti, quelli che effettivamente si trovavano in casa dei nonni o delle nonne”. Zedda non ha notato un grande cambiamento nell’ultimo periodo. “Pian piano magari i ragazzi comprano casa, cercano piccoli ornamenti che non vanno a costare troppo o riutilizzano quelli che appunto avevano i nostri nonni”. Ombretta Pavanello non ha dubbi: “Le nonne ci hanno lasciato un grande bagaglio culturale, tantissimi oggetti di cui possiamo godere ancora”. Il suo negozio, Fennor Antiques, di Tuoro sul Trasimeno (Perugia), è specializzato in posateria d’arredamento e cocktail bar. “Ai giovani queste cose piacciono tantissimo. Intanto perché hanno ripreso il piacere della cucina e dunque anche di apparecchiare con gusto e con eleganza… e anche i cocktail, i drink… Non sono più i giovani che si accontentano dei bicchieri di plastica”.
Cosa possiamo dedurre dalla nostra breve indagine? Forse, che in Italia si è già andati un po’ oltre il “grandmacore”, senza nemmeno averlo visto passare. Che, invece di un mobile “anticato” sullo stile di quelli visti in qualche vecchia foto, i nuovi adulti italiani, in base alle proprie possibilità economiche, si stanno appassionando al modernariato “vero”, anche quello di designer illustri, e all’arredamento di metà Novecento, quello originale, mentre perdura purtroppo la crisi del grande mobile ottocentesco. Gli antiquari già da tempo hanno fiutato l’aria; alcuni, lo abbiamo sentito, si sono già riposizionati in cerca di un nuovo mercato. E in questo la nostalgia della nonna c'entra poco.