(foto LaPresse)

Parlano i volontari impegnati per l'emergenza sociale: “E' appena iniziata”

Gianluca Roselli

Spese sospese, pasti gratis e accoglienza. In queste settimane è tutta la Roma solidale a muoversi

Roma. C’è una Roma che combatte due volte, in questi giorni di emergenza Covid. E’ la città che opera sul fronte della solidarietà, che intercetta le povertà e i bisogni dei cittadini e cerca di dare una mano. Perché con la chiusura delle attività ci sono tante famiglie, quelle che di solito sopravvivono appena, sempre sul filo del rasoio, che si sono ritrovate nel giro di un paio di settimane dentro al baratro. Che è quello di non riuscire a pagare l’affitto, le bollette o fare la spesa. “In città ci sono tanti nuclei familiari che si reggono su un lavoro precario del marito o in nero della moglie. Oppure monoreddito. Che vivono già lottando sulla soglia della sopravvivenza mensile. Venendo a mancare quello, se la vedono subito brutta. Parlo di piccole partite Iva, traslocatori, fattorini, badanti, addette ai servizi, sarte o parrucchiere in nero… Il numero di richieste di aiuto è raddoppiato”, osserva Grazia Passeri, presidente di Salva Mamme, associazione nata per aiutare mamme in difficoltà e ragazze madri, ma che ora si occupa di interi nuclei familiari. “Noi di solito diamo una mano con cibo e vestiti per i bambini, ma in questa situazione di emergenza abbiamo allargato il raggio d’azione”.

 

In queste settimane è tutta la Roma solidale a muoversi. Ci sono le “spese sospese”, variante del caffè sospeso napoletano, con cittadini che pagano una busta al supermercato per chi ha bisogno. E chi lascia sporte con generi alimentari sulle panchine. O i pasti cucinati gratis, come gli ottanta pasti al giorno offerti da Casetta Rossa alla Garbatella. E sempre più persone si presentano alle mense per i poveri. “Alla nostra, a Via Dandolo, abbiamo allungato l’orario per permettere alle persone di entrare scaglionati e rispettare il metro di distanza. Ma registriamo un aumento esponenziale delle richieste di aiuto, dal centro alla periferia: circa 6 mila telefonate in più. Ci chiamano per avere un aiuto alimentare o anziani che hanno bisogno che qualcuno faccia loro la spesa. Oppure chiedono medicinali”, racconta Roberto Zuccolini, ex giornalista del Corriere della Sera che ora dà una mano alla Comunità di Sant’Egidio. Che ha attivato un telefono solidale: 06-8992299 (orario 9-13 e 15-19). La Comunità in questi giorni tiene aperta per la notte anche la Chiesa di San Callisto, a Trastevere, per i senza tetto.

 

Chi si occupa in maniera capillare dei senza fissa dimora è poi Binario 95, polo sociale di accoglienza e supporto per chi vive per strada, che sta in alcuni locali della stazione Termini. “La casa di chi non ha casa”, si definiscono. “La mattina offriamo un servizio di docce e lavanderia, con distribuzione di abiti puliti e di colazione. In questi giorni stiamo spiegando a chi viene le regole per l’emergenza, come bisogna comportarsi, fornendo il più possibile guanti e mascherine”, spiega il presidente Alessandro Radicchi. Notevole l’ironia tutta romana di un loro ospite, il signor Antonio, a proposito del metro di distanza: “A me me stavano tutti lontani pure prima…”. Il problema è che, con la chiusura di bar e ristoranti, i clochard che potevano contare sulla generosità degli esercenti per un panino o un piccolo pranzo, ora si ritrovano senza niente. “Sono soli e vagano nella città deserta. Il problema è che, per problemi di possibile contagio, io non posso accogliere per la notte nuove persone. E anche chi decide di uscire dalle nostre strutture, poi non può tornare”, dice Alessandro. Insomma, chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. Per questo Binario 95 chiede a regione e comune di allestire ricoveri d’emergenza e “fast food sociali”. Ha fatto notizia, qualche giorno fa, un senza tetto multato: 200 euro, che diventeranno 400 in caso di mancato pagamento. “Sarà difeso dal nostro ufficio di ‘avvocati di strada’, ma di senza tetto multati ce ne sono pure altri…”, dice Alessandro. “La povertà in città è già aumentata e non si esaurirà con la fine del lockdown”.