Ospedali e donazioni

Alessandro Luna

Roma meno colpita di Milano, ma c’è anche un altro motivo se la borghesia lombarda è più generosa

Roma. Armani, Berlusconi, Doris… Sono molti i grandi nomi milanesi che in questi giorni di emergenza hanno contribuito finanziariamente al lavoro degli ospedali lombardi, e se ne è anche sentito molto parlare. Anche a Roma si ha notizia di alcune donazioni pubbliche o personali agli ospedali che stanno cercando di affrontare l’epidemia da coronavirus, ma alla luce dei fatti possiamo dire che è mancata quella risposta imprenditoriale, e se vogliamo “borghese”, che invece a Milano ha contribuito concretamente alla risposta che la sanità regionale ha saputo dare a questa crisi epidemica. E non sono mancati esempi di strutture nuove con tanto di posti di terapia intensiva, costruite grazie allo sforzo di aziende che hanno sede e operano in Lombardia.

 

Questa differenza tra la solidarietà milanese e quella romana può forse essere una cartina di tornasole del diverso contesto sociale ed economico in cui sono immerse le due città. Marco Grumo, professore di economia aziendale nell’Università Cattolica di Milano ed esperto di filantropia ci spiega che “i numerosi casi di donazioni nei confronti dei nostri ospedali in questo momento di emergenza, come per esempio le grandi cifre di Armani o Mediolanum, sono il frutto di una cultura della classe imprenditoriale milanese e lombarda che negli anni si è sempre dimostrata attenta ed interessata al territorio in cui opera, vedendo proprio nella regione in cui hanno sede delle proprie aziende una ragione e uno strumento e del proprio sviluppo. Le imprese lombarde sono tante e attente a quei valori sociali di cui sono un effetto le tante fondazioni di welfare e filantropia legate ai grandi nomi dell’imprenditoria. Anche nei casi in cui le aziende sono straniere ma hanno a Milano delle importanti sedi, come l’Allianz o l’Unicredit”. Mentre sembra che a Roma le donazioni di grande entità siano per lo più riconducibili a personaggi dello spettacolo o a grandi nomi della cultura (ma c’è pure Caltagirone), a Milano si è mossa quella macchina della solidarietà che ha dato i suoi frutti in maniera esemplare. Forse, anche questo è un esempio degli effetti che possono avere le politiche che attirano investimenti, nel caso milanese, e di quelli invece determinati da un ambiente che da troppi anni sembra volerli allontanare, quello romano.

 

Sempre il professor Grumo ci spiega che “certamente le imprese hanno bisogno, per riprodursi e prosperare, di un contesto culturale e operativo funzionale ed efficiente. Oggi si vede come questo, in Lombardia, abbia creato un ecosistema di aziende che non hanno un interesse radicato dei confronti del territorio su cui operano”. In una città da cui le aziende per lo più fuggono, oggi possiamo toccare con mano gli effetti della mancanza di un terreno fertile per una classe imprenditoriale romana. E, sebbene l’emergenza sia stata più violenta in Lombardia, non si può non immaginare quanto sarebbe stato differente il sostegno privato ricevuto dai nostri ospedali se la “regione rossa” fosse stata il Lazio. 

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