"Per ripartire servono due milioni di euro"

Gianluca De Rosa

Il capo dei costruttori romani, Rebecchini, parla della recessione in arrivo: “Ora più fondi e molti meno vincoli”

Roma. La Capitale può diventare un modello per ripartire. L’emergenza coronavirus può trasformarsi nell’occasione per far recuperare alla città il tempo perduto e finalmente, dopo anni di pantano, rilanciare gli investimenti pubblici. A patto però che da subito il governo metta a disposizione le risorse, assegnandole direttamente agli enti locali e azzerando la burocrazia, sul modello commissariale utilizzato a Genova con il ponte Morandi. Niccolò Rebecchini, presidente dell’associazione dei costruttori romani (Acer), si sforza a sperare che il devastante impatto economico che seguirà l’emergenza coronavirus venga affrontato al meglio, superando lacci e lacciuoli burocratici che negli anni hanno frenato la reale capacità d’investimento di stato, regioni e comuni. “Bisogna riuscire a tirare una spallata senza precedenti alla burocrazia – dice – siamo tutti in enorme difficoltà, il comparto che rappresento viene da dieci anni di crisi assoluta, con il 50 per cento delle ore lavorate perse, solo negli ultimi mesi avevamo visto una leggera risalita, ma adesso servirà davvero uno sforzo straordinario”.

 

Proprio sul Foglio martedì, il leader di Italia viva Matteo Renzi, ha abbozzato una strategia per quello che ha definito “il durante” – la fase a metà tra l’attuale chiusura totale e il completo ritorno alla normalità. Ha ipotizzato di stanziare un miliardo ai comuni per un grande piano di manutenzione urbana: nuove asfaltature e interventi di messa in sicurezza e riqualificazione di ponti e gallerie. “E’ un’iniziativa sulla quale anche noi abbiamo sempre spinto moltissimo – dice Rebecchini – l’idea è ottima, ma credo che persino nella proposta di Renzi sulle risorse non ci sia quello che serve: solo a Roma per mettere a posto sul serio le strade servirebbe un miliardo e mezzo, non cento milioni. In ogni caso – prosegue – bisogna ripartire seguendo quel ragionamento: riaprire lì dove è possibile anche in questo periodo di grossissima difficoltà di esecuzione. Noi abbiamo stimolato moltissimo il comune di Roma ad andare avanti: fare le gare, mettere ulteriori risorse per nuovi appalti”. E? “E qualcosa alla fine abbiamo ottenuto: a breve potrebbe partire un nuovo bando per un accordo quadro da 80 milioni di euro per la manutenzione ordinaria delle strade, sarà un segnale importante. Tuttavia, è ovvio, non basta assolutamente”.

 

Oggi – secondo i numeri forniti dall’associazione costruttori – nella Capitale è fermo l’85 per cento dei cantieri. “E’ chiuso per decreto tutto il privato – spiega il presidente dell’Acer – mentre sul pubblico ci sono cantieri che vanno avanti ma si contano sulle dita di una mano. A questi si aggiungono i cosiddetti lavori emergenziali, cioè quelli che non si possono fermare, come le manutenzioni negli ospedali”. Un blocco gigantesco dovuto anche alle regole di sicurezza che Ance, sindacati, Anas ed Rfi si sono dati per continuare: si va avanti solo dove ci sono i dispositivi di sicurezza, la filiera che serve il cantiere è rimasta aperta e le maestranze non devono spostarsi da altre zone. La manutenzione stradale, che si svolge per lo più all’aperto, è una delle cose da cui si può ripartire con più facilità.

 

Per il rilancio degli investimenti pubblici, però, secondo il presidente dell’Acer, servono risorse. Subito e destinate direttamente agli enti locali. Rebecchini dà anche una cifra: due miliardi. “Per adesso – dice – il governo ha dato un’anticipazione di 60 giorni ai comuni di 4,3 miliardi su fondi che però sarebbero comunque arrivati a maggio, con un’aggiunta di 400 milioni in conto economico per i buoni spesa. Va benissimo, ma ora servono fondi strutturali due miliardi: subito e senza strettoie”.

 

Rebecchini comunque non fa solo un discorso di soldi, ma anche e “soprattutto” un ragionamento di metodo. “Purtroppo è pura teoria pensare che se mettiamo oggi le risorse finanziarie, l’Italia si raddrizza dopo domani. Per ripartire immediatamente dopo questa emergenza bisogna ripensare la modalità con cui vengono gestiti i lavori pubblici: con la stessa forza con cui si è data una spallata per farci stare a casa, abituandoci in 20 giorni al cambiamento di tutte le nostre routine, allo stesso modo in 20 giorni serve darsi regole nuove per far ripartire la macchina dei lavori pubblici. Se sarà la burocrazia a continuare a dettare i tempi, non c’è speranza”. Il presidente dell’Acer per dare l’idea delle difficoltà burocratiche fa anche un esempio molto attuale. “L’altro giorno ascoltavo il punto stampa quotidiano della Protezione civile mi ha colpito sentire Borrelli dire che il dipartimento ha ricevuto oltre 70 milioni di euro, ma ne ha spesi soltanto 8. Ecco: anche nell’emergenza non riusciamo a impiegare più del 10 per cento dei fondi, non è possibile. Questo deve cambiare altrimenti non ci riprenderemo mai. Chi sgarra, oggi paga – ripete – per questo ora bisogna ripartire in modo collaborativo con tutte le istituzioni. Se invece continuiamo a far marciare la macchina sempre guardando dallo specchietto retrovisore se qualcuno fraudolentemente ci tampona, beh allora è meglio che lasciamo perdere”.

Di più su questi argomenti: