L'assessore allo Sviluppo ci spiega il piano per le imprese del Lazio

Massimo Solani

“Il primo passo è l’attivazione di circa 200 milioni alle aziende. E stiamo saldando i fornitori della regione”, dice Paolo Orneli

Roma. “Stiamo varando misure per affrontare subito l’emergenza e studiando cosa fare dopo per superarla. Ma adesso per sostenere la nostra economia bisogna innanzitutto fermare quanto prima il contagio. Da questo punto di vista le misure restrittive rappresentano già una misura economica perché l’impatto della crisi dipende da quanto durerà l’emergenza”. Paolo Orneli è assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio e nei suoi discorsi il “subito” e il “dopo” si sovrappongono per spiegare come fronteggiare l’emergenza coronavirus e progettare le misure per uscire dalla crisi siano solo due facce di una stessa, drammatica, medaglia.

 

Assessore, la Regione si è attivata immediatamente per dare sostegno all’economia del Lazio varando il piano “Pronto Cassa”. Come si articola?

 

“E’ un primo pacchetto di misure per sostenere la liquidità delle imprese che si regge su tre gambe. La prima sono 55 milioni di euro che permetteranno di erogare prestiti fino a diecimila euro da restituire in cinque anni con un anno di ammortamento e a tasso zero. E’ uno strumento che si rivolge ai professionisti, alle partite Iva e alle micro imprese che speriamo di far partire già dalla prima decade di aprile. La seconda gamba è un finanziamento di 100 milioni della Banca Europea per gli Investimenti che andrà ripartito su istituti di credito che stiamo già selezionando perché concedano finanziamenti alle imprese per la liquidità. Si tratterà di prestiti superiori ai dieci mila euro a tasso di interesse agevolato fissato da Bei e ridotto grazie ad un intervento da tre milioni della Regione Lazio. La misura sarà operativa già a fine aprile e mobiliterà altri duecento milioni. Poi la terza gamba: in collaborazione con il sistema camerale, prima dell’emergenza coronavirus, avevamo trasferito 5 milioni di euro al fondo centrale di garanzia per facilitare l’accesso delle pmi al credito. Ho scritto al Mise e lo abbiamo già deliberato: rimoduliamo questi 5 milioni per dare garanzie dirette dell’80 per cento e riassicurare del 90 per cento le operazioni garantite dai Confidi. Unioncamere aggiungerà altri 5 milioni ai quali potranno sommarsene altri 10 del ministero dello Sviluppo Economico. Un totale di 20 milioni che potrà contribuire ad attivare circa 200 milioni di credito alle aziende”.

 

Un primo passo, diceva. Quali altre misure sono allo studio? 

 

“Stiamo rimodulando un bilancio regionale votato a dicembre quando il mondo e il futuro che ci aspettavamo era completamente diverso. Le misure del “Cura Italia” permettono alla Regione di posticipare una rata di mutuo di circa 100 milioni di euro, stiamo studiando come utilizzarli in tempi brevi per favorire la liquidità delle imprese e superare questa fase drammatica. Un primo importantissimo intervento lo sta conducendo l’assessorato al Bilancio sul pagamento immediato delle aziende fornitrici della Regione. Proprio stamattina l’assessore al bilancio Alessandra Sartore mi ha comunicato che la Regione ha pagato tutte le fatture con scadenza 17 marzo e sta iniziando a saldare quelle con scadenza 24 marzo. Nel frattempo l’assessore al Lavoro Claudio Di Berardino ha firmato l’accordo con i sindacati e le associazioni datoriali per la cassintegrazione in deroga per una prima tranche da 145 milioni. Anche questo è un primo passo, con la risorse stanziate dal governo arriveremo complessivamente a circa 350 milioni per la cassintegrazione e gli altri strumenti”. 

 

Per quanto difficile sia il momento bisogna già pensare a cosa fare quando l’emergenza sarà finita per rimettere in moto il sistema economico della Regione. Avete già in mente cosa fare? 

 

“Oggi è ancora prematuro dirlo, la situazione cambia di giorno in giorno e tutto dipende da quando finirà l’emergenza sanitaria. La Regione in questi anni ha lavorato ad una programmazione che prevedeva l’uso di numerose leve per accompagnare il riposizionamento competitivo del nostro sistema produttivo. I dati pre-crisi premiavano gli sforzi fatti ma a questo punto è chiaro che dovremo ripensare tutto alla luce di uno scenario radicalmente mutato. Dovremo farlo da un alto garantendo la ripresa della capacità produttiva della nostra manifattura e dei nostri settori d’eccellenza, dall’altro considerando che il nostro tessuto produttivo è composto da tantissime piccole e micro imprese del terziario e da moltissimi liberi professionisti e partite Iva. Dovremo garantire politiche che non lascino indietro nessuno”.

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