Quaresima e tamponi

Matteo Matzuzzi

Clima plumbeo in Vaticano. Il Papa ha il raffreddore, la curia è ad Ariccia, i turisti sono scappati

Vaticano davvero in clima quaresimale come mai era accaduto prima in epoca recente. Niente code in piazza San Pietro per entrare in basilica, calo netto dei visitatori ai Musei (proprio nell’anno dedicato a Raffaello). E niente cardinali e vescovi di curia, da domenica pomeriggio chiusi ad Ariccia per gli esercizi spirituali. Quest’anno senza il Papa che, raffreddato, è rimasto a Casa Santa Marta. Segue da lì le meditazioni del padre gesuita Pietro Bovati. Niente udienze, rinunce e nomine diffuse con il contagocce. Il clima è quello della serrata, come ai tempi della peste – “o della guerra”, suggerisce un anziano porporato. Mancando il materiale per chiacchiere o riflessioni, per almeno ventiquattr’ore si è discusso del mistero attorno al “tampone” che sarebbe stato praticato a Francesco per capire se avesse o meno contratto il coronavirus. I colpi di tosse all’Angelus di domenica avevano allarmato più d’uno e il raffreddore prolungato aveva richiamato alla memoria di qualche osservatore gli analoghi malanni che affliggevano i maggiorenti sovietici. Raffreddori dai quali non si riprendevano più. Niente di tutto questo: il direttore della Sala stampa vaticana, martedì sera, senza smentire la storia del tampone, ha chiarito che il Papa ha solo un raffreddore “che sta facendo il suo corso” e che di altre patologie non v’è traccia. Meglio così, anche se le misure di sicurezza al di là delle mura sono state rafforzate. Il caso del sacerdote di San Luigi dei francesi ha allarmato e non poco, considerati i contatti con il Vaticano. Per ora i commenti sono ridotti all’indispensabile, si vedrà cosa accadrà se il contagio dovesse interessare di più Roma.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.