Il viaggio del vecchio Papa

Matteo Matzuzzi

Tanti inutili retroscena sul viaggio di B-XVI a Ratisbona. Era semplicemente l’atto d’amore per un fratello

Davvero qualcuno ha anche solo per un momento pensato che Benedetto XVI sarebbe rimasto a Ratisbona? Nei giorni scorsi, dopo la notizia del viaggio in Germania dell’anziano Papa emerito per salutare il fratello gravemente malato, si erano rincorse le voci più disparate: dalla solita che vedrebbe Ratzinger ormai incapace d’intendere e di volere e quindi riportato “a casa”, a quella che vedeva nella scelta di atterrare in Baviera il desiderio di concludere in patria la propria esistenza terrena, dando ragione a chi non vede di buon occhio la presenza di due Papi in Vaticano. Le cose erano molto più semplici: Joseph Ratzinger voleva semplicemente salutare per l’ultima volta il fratello Georg al quale è legatissimo, da sempre. Ma la “romanità” di Benedetto XVI non è mai stata in discussione, fin dalla scelta di risiedere nel recinto di Pietro una volta rinunciato al ministero affidatogli dai cardinali nel 2005. Se avesse voluto, il seminario di Ratisbona l’avrebbe accolto anche sette anni fa. Invece il Papa emerito ha scelto Roma, il Vaticano, un monastero da cui si scorge la cupola della basilica di San Pietro. Anche stavolta si è scatenato il retroscenismo, con orde di giornalisti analisti e opinionisti intenti a scrivere che no, dietro all’amore per un fratello in fin di vita c’era sicuramente dell’altro. Altrimenti un anziano di 93 anni non si sarebbe sobbarcato una trasferta verso la Baviera. Che strana epoca, questa, in cui l’amore per un fratello non è una buona motivazione per sobbarcarsi uno strapazzo.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.