Il vicesindaco Bergamo ci spiega come sarà la “Fase 2” a Roma

Alessandro Luna

Per la riapertura dei parchi si pensa di procedere per ordine alfabetico, giorni della settimana o fasce di età. E anche per i mezzi pubblici "potrebbe essere necessario imporre dei numeri di capienza massima"

Roma. Mentre i contagi calano sia a livello nazionale che cittadino, con una costante di casi a Roma che gira intorno al dato record di sole trenta unità al giorno, si comincia timidamente a parlare della “Fase 2” dell’emergenza sia nelle sedi istituzionali o nelle conferenze stampa della Protezione civile, che nei discorsi degli italiani e dei romani che, dopo più di un mese di lockdown, si domandano sempre più spesso: che aspetto avrà questa fase due? Cosa potremo tornare a fare?. Categorica la precisazione del Vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, che ci spiega: “Una prospettiva di riapertura potrà e dovrà venire solo dal via libera del governo e dalle autorità scientifiche, che ci diranno quando aprire e che cosa aprire. Per ora è ancora troppo presto per poter avere un’immagine nitida di come sarà la Fase 2 a Roma. Ma chiaramente stiamo lavorando per farci trovare pronti nel mettere in atto una riapertura controllata e sicura, quando sarà il momento”.

 

E in effetti il comune non si dovrà esclusivamente limitare a mettere in pratica gli ordini di Palazzo Chigi: c’è un margine di competenza che spetta al Campidoglio per ciò che riguarda non tanto le attività da rimettere in moto, ma piuttosto il modo in cui farlo. Per esempio, continua Bergamo, “la riapertura dei parchi e delle ville di Roma sarà in buona parte di nostra competenza. Naturalmente dovremo aspettare un via libera, ma probabilmente il governo ci dirà solo che potremo riaprirli, assicurandoci di mantenere un controllo sugli assembramenti e sugli ingressi. Che a quel punto dovremo essere noi a gestire. Per prima cosa non è detto che si riapriranno subito tutti i parchi, potremmo doverne selezionare alcuni e poi capire, d’accordo con assessori, presidenti di municipio e sindaca, in quale maniera limitarne l’accesso”.

 

E sebbene per il Vicesindaco sia ancora troppo presto per sbilanciarsi sulle modalità concrete di controllo, ci sono già alcune opzioni di cui si sta parlando: per esempio quella di concedere l’accesso alle ville dividendo la popolazione per ordine alfabetico, oppure per fascia d’età assegnata a dei giorni della settimana. O in ultimo anche regolandosi con delle prenotazioni a numero chiuso, per cui un cittadino potrà avere il permesso di entrare in una delle ville di Roma registrandosi e ottenendone l’autorizzazione, magari solo in un giorno e per determinate ore del pomeriggio. “E’ chiaro che per villa Sciarra e Villa Pamphili dovranno essere usati parametri diversi. Ma sarà fondamentale garantire ai cittadini di poter tornare a passeggiare nei nostri parchi in piena sicurezza”.

 

E se questo discorso vale per i grandi spazi aperti di cui la nostra città dispone, è chiaro che ancora più delicata sarà la situazione dei mezzi pubblici: “Potrebbe essere necessario imporre dei numeri di capienza massima limitati alle vetture del trasporto pubblico e sarà da valutare se mantenere, per quello che riguarda esclusivamente la Fase 2, la Ztl aperta nelle vie del centro per permettere a chi lavora nel cuore della città di poter raggiungere il suo ufficio anche con un trasporto privato, al fine di non affollare gli autobus e la metropolitana”. Ultimo punto su cui si può cominciare a pensare in prospettiva di “seconda fase” dell’emergenza è quello della cultura. Sebbene “a decidere quali attività potranno tornare ad aprire sarà il governo secondo i codici Ateco, credo che sarebbe possibile pensare di far tornare a respirare la cultura a Roma, come per esempio riaprendo alcune librerie, a patto che non prevedano assembramenti e che si possa garantire la totale sicurezza. Si potrebbe immaginare una riapertura estremamente controllata anche dei musei, con prenotazioni e numeri radicalmente limitati, ma immaginare qualcosa del genere prima di un mese ancora è estremamente prematuro”. Senz’altro, ma di certo anche il solo poter pensare ad una fase due e a quale aspetto avrà da’ un po’ di respiro all’animo di chi da un mese non vede altro che le mura di casa. Serve, però, ancora un rispetto rigoroso da parte di tutti delle regole di distanziamento sociale perché tutto questo non si allontani sempre di più nel tempo.

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