Cosi l'Austria vuole essere un modello per la "fase due"

Luca Roberto

Da domani a Vienna riapriranno parchi e negozi di medie dimensioni, mentre da maggio dovrebbero ripartire i centri commerciali. Intanto la Spagna dà il via ad alcune attività non essenziali

L’Austria si è data un obiettivo, insieme ambizioso e simbolico: indicare un modello di riapertura graduale ai vicini europei coinvolti dall’emergenza coronavirus. E’ per questo che, in anticipo rispetto alle tempistiche che si sono dati tutti gli altri, il cancelliere Sebastian Kurz ha deciso che da domani una parte del paese si rimetterà in moto, anche per rispondere alle esigenze del mondo produttivo, spaventato dagli scenari di recessione che ogni nuova settimana di blocco potrebbe arrecare al paese. Riapriranno i negozi con un’estensione non superiore ai 400 metri quadrati, così come i vivai e i self service, oltre ai parchi pubblici federali. Ovviamente rispettando le opportune misure di distanziamento e contingentamento delle entrate.

   

Dal primo maggio, invece, sarà il turno di centri commerciali e parrucchieri, che dovranno sottostare a ulteriori restrizioni nell’accoglimento della clientela. Mentre da metà maggio verranno riaperte tutte le attività che implicano una presenza fisica, tra cui bar e ristoranti, anche se il governo si riserva di confermare la misura a fine aprile, monitorando l’andamento giornaliero della curva dei contagi. Per quanto riguarda il capitolo scuole, il governo ha chiarito che la didattica a distanza proseguirà almeno fino alla metà di maggio, ma ulteriori e più puntuali comunicazioni saranno adottate dal ministero dell’Istruzione nell’arco di questa settimana. Per i grandi eventi l’orizzonte temporale è più lontano: nel documento diffuso dal governo si parla di giugno, ma è probabile che in questo caso lo scenario sia troppo ottimistico e nelle prossime settimane si arrivi a un prolungamento dei divieti di assembramento. Sui mezzi pubblici è stato reso obbligatorio indossare la mascherina.

  

In ogni caso l’Austria non è una mosca bianca nello scacchiere europeo. In Danimarca già dal 15 aprile saranno riaperte le scuole primarie e gli asili nido, mentre la Repubblica Ceca ha riaperto i confini in uscita: si potrà lasciare il paese per validi e comprovati motivi; chiunque farà rientro nel paese dovrà osservare una quarantena individuale di 14 giorni. In Spagna, invece, dove negli ultimi giorni si è assistito a un rallentamento della curva dei contagi ma la situazione resta critica, il divieto di spostamenti resta in vigore fino al 26 aprile, ma oggi ha riaperto una serie di attività “non essenziali”: principalmente il settore dell’edilizia e alcuni studi professionali come quelli legali, un po' come in Italia. Anche qui previsto l’obbligo di munirsi di mascherina negli spostamenti sui mezzi pubblici. In Francia si attende il discorso del presidente Emmanuel Macron, che stasera parlerà alla nazione per la quarta volta in meno di un mese e con ogni probabilità estenderà il lockdown almeno fino alla metà di maggio. E mentre in Germania nelle prossime ore la cancelliera Angela Merkel si riunirà con i presidenti dei Lander per capire come affrontare le prossime settimane (le misure restrittive ufficialmente scadono il 19 aprile), nel Regno Unito e in Irlanda nessun allentamento è previsto all’orizzonte.

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