La storia della valigetta venezuelana è la cosa meno noiosa capitata ai grillini

Guido Vitiello

La Terza Repubblica ha trovato il minimo comun denominatore tra le due che l’hanno preceduta: politici squallidi impelagati in scandali più squallidi di loro

Perfino i loro scandali sono una rottura di palle. Non c’è mezzo di renderli interessanti, e se provi ad agghindarli con titoli colorati diventano pure più deprimenti: il mistero degli scontrini delle rendicontazioni, la saga delle restituzioni degli stipendi, lo strano caso della masseria Di Maio, il romanzo delle polizze alla Raggi, il melodramma della colf in nero di Fico, senza contare il grande poema corale dei posti di sottogoverno smazzati tra i sottoparenti. E chi ha voglia di commentare questa roba? Abbiamo conosciuto grandi politici in preda a scandali un po’ grigi, nella Prima Repubblica; e poi, nella Seconda, politici modesti al centro però di scandali appassionanti come la più esuberante delle telenovelas – sesso, cocaina, burlesque, locura, divorzi, alimenti, furbizia orientale, Topolanek nudo, l’enigma Chiappe d’oro, il lettone di Putin (e non è che un assaggio). La politica ristagnava, l’economia neppure a parlarne, ma accipicchia se c’era materia da romanzo: i quotidiani erano un interminabile feuilleton dove l’appendice si era ingrossata fino a occupare le prime pagine. La Terza Repubblica ha trovato il minimo comun denominatore tra le due che l’hanno preceduta: politici squallidi impelagati in scandali più squallidi di loro. Per questo, spettabili impiegati della Casaleggio Associati srl con sede in Milano, pregate che questa storia del Venezuela tenga banco almeno per qualche settimana, perché una misteriosa valigetta diplomatica carica di milioni venuta dalle Ande è la cosa meno noiosa che vi sia capitata in tutta la vostra storia.