Inginocchiarsi o non inginocchiarsi

Guido Vitiello

Fare come Biden o come Trump: la lastra radiografica del mondo in cui viviamo è tutta qui

Un filosofo heideggeriano la chiamerebbe radura, un medico ortopedico più banalmente radiografia, fatto sta che due casi degli ultimi giorni ci hanno fatto intravedere in un lampo l’ossatura del mondo in cui viviamo. Il primo bagliore lo ha sprigionato il cozzo fra Trump e Twitter, che ha reso visibili tutti i paradossi della sfera pubblica privatizzata. Ma è sul secondo bagliore che voglio soffermarmi, quello che proviene dagli agenti di polizia in ginocchio per George Floyd e dai molti che ne hanno imitato il gesto, tra cui Joe Biden. Trump ha sposato il commento di un suo compagno di partito: “Leaders Lead. Cowards kneel”. Sospendiamo per un momento i giudizi sul merito della vicenda e sul valore dei protagonisti, ed esaminiamo la lastra radiografica. La storica tedesca Ute Frevert ha ricostruito il senso di questi gesti in un libro sulla “politica dell’umiliazione” – inferta, subìta – in duecentocinquant’anni di storia, “Die Politik der Demütigung” (Fischer Verlag 2017). Willy Brandt in ginocchio al ghetto di Varsavia segna una svolta, dimostrando che il riconoscimento pubblico delle colpe può essere un segno di forza e facendo da battistrada alla “politica delle scuse”, che fiorirà solo negli anni Novanta. Ma c’è una seconda svolta, su cui si chiude il libro: l’elezione di Trump alla Casa Bianca, che consacra l’uso sistematico della derisione e della gogna a tutti i gradi della vita politica interna e internazionale. In un bagliore (fotonico o metafisico, fate voi), ecco il nostro dilemma: un uomo che si inginocchia, un uomo che non si inginocchia. La lastra radiografica è tutta qui.

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