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Da Aosta ai Cinque stelle

Ci hanno detto che si può circolare, a breve pure andare all’estero. Ma a R0 nazionale sotto controllo, così ha detto Brusaferro, la questione delle regioni a rischio serve scientificamente a non si sa cosa

23 Maggio 2020 alle 06:00

Da Aosta ai Cinque stelle

Piazza Emile Chanoux, ad Aosta

Se volete capire qualcosa di questa nuova modificazione del virus, quella per cui Aosta è diventata più pericolosa di Bergamo e l’Umbria una sorta di Wuhan collinare, ma allo stesso tempo – forse per il principio dei vasi comunicanti – un autoimmune di Pomezia può venire a Milano a farsi uno spritz con Beppe Sala, dovete leggere @davidallegranti in quarta pagina. Che si è applicato con abnegazione e acribia alla oscura contabilità epidemiologica ed è arrivato al punto – ammesso che ci sia un punto fermo in mezzo a sistemi valutativi che sfidano Euclide e il sistema metrico decimale. Qui si vuole sottolineare un aspetto per così dire antropologico, ché sociologico ci pare troppo. Ci hanno detto che si può circolare, a breve pure andare all’estero a prezzo qua e là di qualche quarantena. Ma a R0 nazionale sotto controllo, così ha detto Brusaferro, la questione delle regioni a rischio serve scientificamente a non si sa cosa (tanto non abbiamo né app né tamponi né tracciatori), se non per iniettare una dose di sospetto, di paura di cittadini che si guatano, di campanilismo arci italiano a chi ce l’ha più corto, il contagio. Ecco, quel genere di odio sociale piccino che non se ne sente proprio la necessità. Abbiamo già Riccardo Ricciardi, per le stronzate.

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